«Lo si sentiva nell’aria: qualcosa di terribile stava per succedere». Enid e Alfred Lambert trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l’uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l’altra con il desiderio, ormai diventato scopo di vita, di radunare per un ultimo Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell’America del dopoguerra, attenti a “correggere” ogni deviazione dal “giusto”.

Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all’università per «comportamento sessuale scorretto»; Denise, chef di successo con una vita privata, secondo i canoni dei Lambert, molto discutibile. Il temporale annunciato spazzerà via molte cose di valore ma ne restituirà altre piú limpide. Un grande romanzo che si legge d’un fiato, ricco di umorismo e umanità e al tempo stesso duramente critico verso la società contemporanea e i suoi pochi, incerti valori. Impossibile non riconoscere che i Lambert siamo noi: in un momento della nostra vita, in qualsiasi luogo del primo mondo.


Il libro


Titolo: Le Correzioni
Autore: Jonathan Franzen
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 599
Anno: 2001

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Recensione

Il terzo romanzo di Jonathan FranzenLe Correzioni, vinse il National Book Award e una serie di altri premi. Mi sono avvicinato a questo libro e al suo autore per vie traverse. Dopo aver letto alcuni scambi epistolari tra Franzen David Foster Wallace e dopo aver fallito nel tentativo di leggere Infinite Jest (ho in mente di riprovarci), ho provato a passare sull’altro versante del post-modernismo. Quello di Franzen, infatti, si applica all’ambito familiare, mantenendo alcuni aspetti linguistici della poetica post-moderna.

Le Correzioni racconta la storia di una famiglia del Midwest americano, la famiglia Lambert. Una famiglia comune che finisce per rappresentare una qualsiasi famiglia, anche la nostra. La narrazione prende il via nel presente e scava nel passato di ogni membro dei Lambert, analizzando il percorso formativo e le interazioni con gli altri membri del quadretto familiare.

In particolare rilievo è posto il rapporto tra i genitori, Enid e Alfred, e la relazione tra i figli e i genitori. Un po’ più accennati, invece, sono i legami tra i tre fratelli Gary, Chip e Denise. La struttura del libro è studiata per dedicare uno spazio più o meno simile a ogni personaggio. Quello che funziona di più è il padre, affetto dal morbo di Parkinson e dall’inizio di una demenza senile, che vivrà i momenti più surreali e divertenti del romanzo.

E’ proprio la figura paterna a ergersi come dominante in questa vicenda, condizionando tutti gli altri. Franzen analizza con una minuzia estrema e con una capacità analitica non comune ogni elemento, ogni avvenimento che ha portato i personaggi nella loro attuale condizione. Nel farlo dimostra tutta la sua abilità di narratore e di osservatore, cosa che gli va riconosciuta, ma…

Ma il romanzo non funziona. E’ una tempesta di parole che si espande per circa seicento pagine inanellando descrizioni ed eventi secondari e finendo per perdere il focus e l’attenzione del lettore. O quantomeno, la mia. E anche nelle parti più divertenti, quelle che coinvolgono Alfred, Franzen non si dimostra all’altezza di  Pynchon, l’autore che prende a riferimento per quei passaggi surreali.

Alla fine, ciò che resta è la consapevolezza di aver letto un autore capace ma, fondamentalmente, molto noioso. La prosa è abbondante, strapiena e a volte eccessiva. Per intere pagine ho staccato il cervello non trovando un solo elemento realmente interessante o utile alla storia. E questo non può che farmi concludere che no, grazie, non fa per me. Qualcuno potrà apprezzarlo, credo, perché la profondità in alcuni passaggi è notevole. I personaggi, però, sono talmente comuni da finire per essere anche deboli.