Gli Agalloch si sono sciolti. Il comunicato è arrivato qualche settimana fa, sulla loro pagina Facebook. Questo il post col quale hanno annunciato la fine del loro viaggio musicale.

Dopo 20 anni, 5 album, tanti tour intorno al mondo e numerose altre registrazioni, John Haughm e il resto della band (Don Anderson, Jason Walton e Aesop Dekker) si sono separati. Non è ancora chiaro ciò che il futuro ha in serbo per ciascuno di noi, ma il nome Agalloch è stato definitivamente messo da parte. Vogliamo ringraziare tutti i nostri fan. Ci sono tante altre persone da ringraziare e che hanno reso possibile questa band. Voi sapete chi siete.

Con queste parole si conclude la storia di una band atipica nel panorama moderno. Fino a pochi anni fa gli Agalloch non suonavano quasi mai dal vivo e hanno mantenuto un profilo basso anche quando la qualità della proposta musicale era ormai nota a buona parte del panorama underground, metal e non solo. Già, perché sono andati oltre i generi, inglobando contaminazioni dark ambient, folk e industrial nel loro substrato che fondeva black metal con tracce di doom.

Agalloch band

Gli Agalloch

Li ho conosciuti nell’estate del 2006, quando pubblicarono Ashes Against The Grain, il disco che tuttora considero il loro capolavoro. Voglio ricordarli in due modi. Il primo è attraverso le parole che mi disse John Haughm durante un’intervista, realizzata per la defunta webzine Benzoworld qualche mese dopo l’uscita del suddetto album. Parlando degli obiettivi, disse questo:

Con quello che guadagnerò con questo disco acquisterò nuovi effetti e strumentazione migliore. Solo così potrò creare nuova musica sempre più vicina a quella che immagino e voglio.

– John Haughm

Il secondo modo per celebrarli e ringraziarli è proporvi l’ascolto di Not Unlike The Waves. Tra i loro pezzi è quello che mi emoziona di più, anche a distanza di 10 anni. Potete ascoltarlo mediante il player che trovate all’inizio del post.