Se siete aspiranti scrittori, oppure se bazzicate e curiosate nel mondo editoriale tra forum, blog e discussioni sui social network, molto probabilmente avrete sentito parlare della cartella editoriale. Per chi non si fosse mai spinto oltre, magari per pigrizia o per mancanza di informazioni chiare, provo a spiegare di cosa si tratta in questo articolo.

Per iniziare, la domanda che vi potreste porre è: perché è necessario un concetto come la cartella editoriale, e non si usa invece la semplice pagina? La necessità nasce dal dover utilizzare una unità di misura per calcolare la lunghezza di un testo, indipendentemente dal formato delle pagine su cui è scritto, dalla dimensione e dal tipo del carattere adoperato, o ancora dalla frequenza o meno di paragrafi. Facciamo due esempi, entrambi su un testo di 200’000 battute.

Immaginate, per assurdo, che tale testo sia costituito da una parola per riga e ipotizziamo che per ogni pagina sia presente una media di 300 battute. Dividendo 200’000 per 300 otterremmo la bellezza di 667 pagine.

Consideriamo invece un testo monolitico, costituito dallo stesso numero di battute (200’000), scritto con un carattere piuttosto piccolo. Stimiamo, per pura ipotesi, che mediamente in una pagina ci stiano 6’000 battute. In tal caso, il totale delle pagine sarebbe 34. Capite bene, quindi, che non è possibile basarsi su dati così tanto aleatori quando, per esempio, si definiscono i bandi dei concorsi letterari e si devono imporre dei limiti. Per poter usufruire di un’unita di misura comune per tutti, che permetta di valutare la lunghezza di un testo a prescindere da tutto ciò che concerne la sua forma, si utilizza dunque il concetto di cartella editoriale.

La cartella editoriale standard consta di 1’800 (*) battute. Per battute si intendono tutti i caratteri: lettere, segni di interpunzione, spazi. Di solito la cartella è composta da 60 battute per riga, per un totale di 30 righe. Per poter determinare la lunghezza del vostro testo in cartelle editoriali, dunque, vi è sufficiente recuperare il conteggio dei caratteri, fornito dagli editor di testo più diffusi, e dividere tale valore per 1’800. Attenzione: gli editor di testo danno sia il conteggio spazi esclusi che quello spazi inclusi. A voi interessa quello spazi inclusi. Et voilà, ecco il numero di cartelle editoriali del vostro racconto, romanzo breve o romanzo (di questa suddivisione parleremo magari un’altra volta). Riprendendo il nostro esempio, quello del testo di 200’000 battute, avrebbe dunque una lunghezza di 112 cartelle.

Qualche altra piccola nota. Nell’editoria moderna, il carattere maggiormente utilizzato è il Garamond di dimensione 12, che viene usato per esempio da Einaudi. Se volete provare a creare un documento che abbia il “taglio” da cartella, queste sono le impostazioni che uso. Non sono le uniche possibili, ma fanno il loro sporco dovere.

  • Dimensione foglio: A4
  • Margini superiore e inferiore: 2,5 cm
  • Margini sinistro e destro: 2 cm
  • Carattere: Garamond
  • Dimensione carattere: 11

Se cercate su internet ne troverete a iosa, che utilizzano margini e caratteri diversi. La sostanza, comunque, non cambia. Badate che non è un’assoluta necessità formattare il proprio testo in modo che sia già perfettamente suddiviso in cartelle. Si tratta di semplici impostazioni di massima, ma quel che conta – come sempre, d’altronde – è il contenuto.

*: in certi contesti la cartella viene considerata costituita da 2’000 caratteri.