La Bottega di narrazione è un progetto portato avanti dalla casa editrice Laurana dal 2011. A differenza dei classici corsi di scrittura creativa, la Bottega si prefigge uno scopo piuttosto nuovo nel panorama italiano. Oltre ad apprendere, l’allievo lavorerà al proprio romanzo nel corso dell’anno abbondante di durata del corso, seguito dal duo Giulio Mozzi e Gabriele Dadati.

L’approccio, quindi, è piuttosto innovativo e, cosa che lo rende ai miei occhi ancora più interessante, concreto. Perché è bello ascoltare l’esperto di turno, il docente o l’autore, è bello prendere appunti, è bello analizzare i testi degli altri e capirne i punti di forza, è bello capire le dinamiche e i meccanismi della narrazione fatta a modo. Ma, ehi, qui si parla di scrivere. E per scrivere, sapete…be’, è necessario scrivere. Già.

Bottega di narrazione: porte aperte

Bottega di narrazione: porte aperte

Alla Bottega di narrazione questo si fa. Si presenta qualcosa, nella forma di appunti, soggetti, bozze, prime stesure, diagrammi, disegni o accrocchi di parole. Se si è selezionati, si inizia un percorso lungo quattordici mesi, con quattordici weekend dedicati a discutere la propria proposta, valutarla da varie angolazioni, presentare quanto scritto. Alla fine, arrivando all’agognato completamento dell’opera, c’è la possibilità di presentarla a un manipolo di case editrici e agenti letterari.

Per chi fosse interessato all’idea, e volesse rendersi conto di cosa si tratta nel dettaglio, sabato 10 e domenica 11 settembre ci saranno le “porte aperte” della Bottega di narrazione. Sarà possibile accedervi su prenotazione e per un  numero limitato di persone. Io ci sarò il sabato pomeriggio, da curioso, per non perdermi l’occasione di capire bene come funzionino le cose lì, in via Carlo Tenca, a Milano. E per provare, forse, un giorno, chissà, a entrarci e a lavorare su un soggetto magmatico che fatico a dominare.

Per tutte le informazioni, potete fare riferimento al sito ufficiale del corso e a quest’elenco di buoni motivi per partecipare, preso dal blog di Giulio Mozzi.