Ci eravamo  lasciati con qualche problema – gli inevitabili impicci con la segnaletica sull’asfalto e le prese di corrente non standard – e ci ritroviamo con un problema in meno, uno inalterato, due mattoni al posto dei piedi e due gambe di legno. Secondo il report del Fitbit, oggi ho fatto 37’950 passi percorrendo un totale di 26,3 km. Avrò quindi il diritto di dire cosa me ne è parso di Dublino, no? Una visita breve ma intensa, come si suol dire.

La colazione in albergo è stata ricca, abbondante e disordinata. Incredibile come gente che solitamente a colazione butta giù un caffè e via, in vacanza riesca a mangiare di tutto appena sveglia. Nel mio caso specifico, ho spazzolato via bacon, due salsicce arrostite, due fette di formaggio, un po’ di salame piccante, una fettona di pane tostato con burro e marmellata di fragole, un cappuccino orripilante e un cornetto al cioccolato che sapeva quasi solo di burro. Il tutto innaffiato con una serie di bicchieri di succhi di mela, di pompelmo rosa, di arancia e di qualcos’altro che al momento non ricordo.

Prima di avviarmi alla volta di Dublino – l’albergo è a una quindicina di km dal centro città – ho pagato online il ticket della M50 toll. Dovete sapere, infatti, che Dublino è circondata da un anello semicircolare che prevede un pedaggio. Non mi è ancora chiaro se esso scatti in corrispondenza di un qualche specifico punto, fatto sta che non ci sono caselli e non c’è modo, da quel che ho capito, di capire se e quante volte sia dovuto il pedaggio. Viene registrato il numero di targa del veicolo e se non viene pagato il ticket entro le 20 del giorno seguente, scatta la multa. Io, per non sapere né leggere né scrivere, sono andato sul sito www.eflow.ie e ho sganciato i 3 euro e 10 che mi hanno permesso di essere tranquillo e beato, almeno per oggi.

Mi sono preso del tempo per scegliere il parcheggio e andare a colpo sicuro, ma soprattutto per scoprire a cosa servono tutti i tasti che ho in macchina. Abituato a guidare macchine di profilo basso, mi sembra di essere nella cabina di pilotaggio dell’Enterprise. Oggi sono riuscito a capire  come si fa a spegnere l’aria condizionata e ad abbassare i finestrini. Niente da fare, per ora, per il clacson e per i maledetti tergicristalli.

Che l’Irlanda abbia un clima infame non lo scopro io, ma posso al più confermarvelo. Sono partito con la pioggerella e sono arrivato con un sole che spaccava le pietre. Avevo addosso una polo, sulle spalle un maglioncino e nello zaino un giubbetto leggero e un ombrello. A fasi alterni è servito praticamente tutto. Penso che, nel primo pomeriggio, nel giro di una decina di minuti sono passato da polo, maglioncino e giubbetto a polo e occhiali da sole. La mia gola ringrazia.

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Dublino non mi è piaciuta. Ho camminato e visitato un sacco di punti di interesse, mantenendomi nell’area centrale a sud del fiume Liffey. E’ una città piuttosto opaca, con poco colore e pochi guizzi architettonici, molti dei quali finiscono per essere talmente simili – almeno al mio occhio inesperto – da farmi chiedere se stessi girando sempre intorno allo stesso punto. Nella lista delle cose viste, probabilmente se ne dovessi scegliere due soltanto terrei la cattedrale di St Patrick e il Trinity College. Come bonus, aggiungo la cura dei prati e dei parchi. Avrei voluto aggiungere anche il pittoresco Temple Bar District, caratterizzato da una lunga sfilza di pub colorati e pieni di fioriere, cuore pulsante della Dublino che immaginiamo dal caldo bacino mediterraneo. Vederla di sera, tuttavia, mi ha fatto cambiare idea: pittoresca sì, movimentata anche, ma forse un tantinello troppo volgare e pericolosa, quantomeno per le suole delle scarpe, considerando che già alle 22 le pozze di vomito non erano poi così rare. Da visitare, comunque.

Sì sì, dai, ora hai detto la tua ma parliamo di cose serie: le birre come sono? Be’, niente da dire, le birre sono eccellenti. Ne troverete ovunque e, nei pub, in quantità impressionanti. Sono stato in un pub dove tutte le pareti di entrambi i piani erano tappezzate di bottiglie di birra. Non ne ho viste due uguali. Il menù non finiva mai e prevedeva una decina di pietanze tra sfiziosità e carni, e sulle centocinquanta birre. Impressionante. Io, da amante delle rosse, ne ho assaggiate alcune e ho trovato strepitosa la Smithwick’s: cremosa, vivace e delicata, con qualche nota fruttata (i sommelier lo dicono sempre, ci provo anch’io).

Smithwick's

Domani si parte alla volta di Kilkenny. Albergo e wifi permettendo, ci risentiremo tra ventiquattr’ore col prossimo aggiornamento.