Faccio subito una premessa: stasera sono piuttosto stanco e rallentato nei processi mentali. Sto scrivendo il resoconto di ogni giornata a tarda sera/notte, al rientro in albergo, per poi pubblicarlo il mattino seguente. Adesso avrei soltanto voglia di stendermi sul letto e dormire pesantemente, ma dedicherò il tempo necessario a questo piacevole impegno che mi sono preso. Devo parlarvi di Killarney e, credetemi, ne vale la pena.

Stamattina, di buon’ora – che è il mio modo per definire il “non troppo tardi” di molti di voi – sono partito da Kilkenny, direzione Killarney. In realtà, però, ieri avevo previsto di compiere una deviazione in modo da visitare la Jerpoint Abbey, sita a una mezz’oretta da Kilkenny. Si tratta di un’abbazia cistercense in rovina e si presenta, pur sotto un bel sole, in tutta la sua spettralità, decadente e circondata da un cimitero celtico in tutto e per tutto simile a quello visto intorno alla cattedrale di san Canizio a Kilkenny. E, come vedremo a breve, a praticamente tutti gli altri cimiteri locali. All’ingresso dell’abbazia c’è un ufficio informazioni per i turisti, dove tra dépliant e spiegazioni sulla storia del luogo, c’è anche da pagare un biglietto d’ingresso. Be’, considerate che è la cosa più simile a una donazione che io abbia visto: infatti, nessuno vi fermerà al passaggio nei pressi dell’ufficio turistico, né tanto meno ci sarà alcun posto in cui vi chiederanno il biglietto. Io, comunque, ho lasciato i miei quattro euro e ho visitato con piacere i resti dell’abbazia.

jerpoint-abbey

Killarney dista dalla Jerpoint Abbey intorno ai centottanta chilometri, ma bisogna tenere in considerazione che si tratta di stradine a una corsia, con doppio senso di marcia, e che spesso si attraversano i rari centri abitati dell’Irlanda sud-occidentale. Inoltre, se si ha la sfortuna di beccare davanti un mezzo pesante – e lento – potete farvi il segno della croce, tirar fuori La Settimana Enigmistica, la scacchiera, un libro o la limetta per le unghie. Fatto sta che per quel chilometraggio il tempo impiegato è stato superiore alle tre ore, inclusive di una veloce sosta nella cittadina di Mallow.

Mallow non ha nulla di interessante, ma è capitata nel momento giusto per fare rifornimento di acqua – cara come l’oro da queste parti – di qualche sfiziosità per il viaggio e di un immancabile Irish coffee. Se non l’avete mai assaggiato, si tratta di un tipico preparato irlandese a base di caffè solubile, whiskey, zucchero di canna e panna. Piacevole e rinvigorente. A Mallow sono maniaci dei parcheggi. Ovunque, anche sull’insegna di benvenuto, viene ricordato come sia importante pagare per posteggiare l’auto ed esibire il tagliando. Siccome la sosta per l’Irish coffee è stata più lunga del preventivato, al ritorno all’auto, di fronte a un Tesco, mi sono accorto che era scaduto il tempo che avevo a disposizione per rimanere nel parcheggio. Sono tornato allora al parchimetro, cercando di mettere il meno possibile dato che mi serviva una sosta brevissima. Ebbene, messi venti centesimi la macchinetta non si è nemmeno degnata di dirmi che potevo sostare dieci secondi. Ho aggiunto altri dieci centesimi e, per un totale di trenta centesimi, ho ricevuto un tagliando per una mirabolante sosta di cinque minuti.

Killarney, all’ingresso nella cittadina, non presenta alcuna caratteristica interessante. Il mio bed & breakfast si trova su una lunga strada che, da un lato e dall’altro, vede sorgere soltanto hotel e b&b, per oltre due chilometri. Tutto ciò che il luogo ha di bello è nascosto all’interno del parco nazionale. Chiedo a Sky, il gestore del b&b, qualche consiglio, e mi manda dall’altro lato della strada per noleggiare una bicicletta. A suo dire, è il modo migliore per visitare quanto più possibile dell’enorme parco – circa diecimila ettari – in poche ore. Mai consiglio fu più sensato.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Allora, iniziamo subito col dire che la visita del parco mi è costata due tronconi al posto delle gambe per tutta la sera – e domani sarà assai peggio – e un paio di jeans che si sono strappati mentre risalivo in sella per la milionesima volta. Ma ne è valsa la pena, eccome. Il parco nazionale di Killarney è favoloso. E’ un’enorme area naturale con una varietà di paesaggi incredibile: montagne, boschi, laghi, isole e cascate sono arricchite, decorate e rese indimenticabili da costruzioni magnifiche come il Ross Castle e la Muckross Abbey. Attraversare in bici i percorsi immersi nei boschi e assaporare la pace e la bellezza della natura sarebbe già sufficiente a rendere la visita del parco un appuntamento imperdibile, ma ciò che lo rende incantevole è la continua scoperta di scorci sorprendenti. Credo di essermi fermato una dozzina di volte per ammirare i paesaggi del lago e le sue spiagge. Accostavo lungo il sentiero, lasciavo la bici e scendevo giù per riempirmi gli occhi e i polmoni di luoghi magici.

Dopo una pedalata di circa trenta chilometri, è scattata la ricerca di un posto dove cenare. L’incubo, qui, è che le cucine chiudono piuttosto presto – intorno alle nove – ma per fortuna un ristorante disponibile c’era. Ho mangiato un delizioso hamburger di cervo e delle patatine fritte devastanti, ricoperte da un paio d’etti di parmigiano grattugiato. Mi sento un pallone, ma va bene così. Per chiudere in bellezza, sono stato a una festa in un pub tradizionale: musica dal vivo, tanta gente in vena di divertirsi e birre che correvano di qua e di là. Gli avventori erano tutti irlandesi e delle fasce di età più disparate, creando un’atmosfera rilassata e piacevole. La vera sorpresa di questa viaggio, finora, è proprio il calore e l’ospitalità degli irlandesi, cosa che non mi aspettavo e che mi sta lasciando piacevolmente colpito ogni giorno di più.

Per domani non ho una meta esatta, ma un percorso e una probabile destinazione per la serata. Non vi anticipo niente non avendo certezze, ma l’invito ormai solito è di continuare a seguirmi in questo viaggio alla scoperta di una terra e di un popolo affascinanti.