Sono le 4:18 ora irlandese quando inizio a scrivere questo capitolo del mio diario di viaggio in Irlanda. L’intera serata ha preso una piega non prevista che vi racconterò a breve. Prima, però, proverò – seppur a fatica – a raccontarvi cosa ho fatto e cosa ho visto durante la giornata di esplorazione.

Oggi c’erano due cose certe: la partenza da Killarney e l’attraversamento del Ring of Kerry. Le fermate intermedie erano state più o meno fissate, ma non c’erano particolari vincoli sulla meta di arrivo. Di conseguenza, non avevo prenotato un albergo proprio per evitare di avere alcun tipo di tempistica. Ciò ha portato conseguenze inattese che mi portano a scrivere a quest’ora e con sei – sì, SEI – whiskey in corpo. So bene che se aspettassi domani non scriverei nulla. Resisto al sonno e alla confusione e provo a fornire un resoconto dell’esperienza odierna.

Il Ring of Kerry è una strada che percorre la penisola della penisola di Iveragh, nella county of Kerry, nella parte sud-occidentale dell’Irlanda. La prima sosta è stata il Moll’s Gap, un’area montuosa con dei punti panoramici particolarmente belli. Ne ho approfittato per arrampicarmi su un costone di roccia e fare qualche foto. Confesso che, mentre salivo, avevo la sensazione che non sarei mai più riuscito a scendere se non con un soccorso aereo. Per fortuna ce l’ho fatta e ho proseguito alla volta della Kenmare Bay, un’insenatura dell’oceano Atlantico che inizia nei pressi della cittadina di Kenmare. La giornata non è delle migliori – per usare un eufemismo – e i panorami naturali ne risentono alquanto, finendo per appiattirsi per via di un grigiore imperante e della costante presenza di un vento freddino che non facilita le soste all’esterno.

Da lì parte l’estenuante viaggio verso lo Staigue Fort. La distanza non è molta, ma la strada, soprattutto nell’ultimo tratto, è difficoltosa. Lo è soprattutto quando diventa a una corsia, costeggiata da due muraglie di vegetazione fittissima. Per fortuna ci sono delle rientranze qua e là che permettono di accostare in caso di incrocio con altri veicoli. Lo Staigue Fort è un anello fortificato costruito presumibilmente durante l’età del ferro. E’ parzialmente danneggiato, ma rimangono le mura esterne, alte fino a cinque metri. Il luogo è immerso nella natura e talmente isolato da rendere semplice l’immedesimarsi nei pensieri e nelle abitudini di chi in quel forte viveva e operava. E’ possibile salire e percorrere la cima delle mura, che offrono una vista panoramica su un’ampia area selvaggia e che dominano una vallata che sfocia delicatamente verso la baia.

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La meta successiva, che ero incerto se inserire o meno nel mio percorso, è la Derrynane house, dimora dello statista Daniel O’Connell. La casa in sé è relativamente interessante, ma ciò che la circonda ha dell’incredibile. Dopo un percorso lungo un sentiero immerso nella prateria, si giunge sulla Derrynane Long Beach, una lunga spiaggia bianca frastagliata, con frequenti scogliere. Il paesaggio è quello di una baia di acque chiare e di correnti intense, dove i surfisti sono alla costante ricerca dell’onda giusta. Andando avanti, superando bambini che giocano a football, famiglie e campeggiatori da spiaggia, si raggiunge la Abbey Island, un isolotto sul quale sorge un’abbazia in rovina. Sul terreno irregolare e impervio dell’isola sorge un cimitero celtico di rara bellezza a strapiombo sull’oceano. E’ un luogo selvaggio e che tocca corde profonde, ancestrali. Ho guardato e respirato a lungo il mare nervoso e il vento fresco che batteva sull’intera zona costiera, ristabilendo un contatto con la natura che nella vita quotidiana va spesso perduto.

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Dopo una veloce sosta a Waterville, per porgere l’omaggio a Charlie Chaplin e alla sua statua commemorativa – per qualche motivo, Chaplin adorava questo posto, dove veniva in vacanza – mi dirigo verso la deludente spiaggia di Rossbeigh. Essendosi ormai fatta quasi sera, inizio a cercare un posto dove dormire. Vago nell’adiacente cittadina di Glenbeigh in cerca di un b&b senza alcuna fortuna. Sono tutti pieni. La pioggia inizia a cadere e mi rifugio in macchina, dove mi metto a cercare una sistemazione su Booking. Dopo un po’ di ricerche infruttuose, scelgo un albergo carissimo nei pressi del Gap of Dunloe, che è tra le mie mete, e mi dirigo quindi verso di esso.

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L’albergo è strepitoso: accesso degno di una villa settecentesca, enorme pascolo, area dedita all’equitazione, accesso al lago per la pesca, escursioni nel vicino parco nazionale di Killarney, sauna, piscina, palestra e tanti altri servizi che fatico a ricordare. La cena scorre lieta nel ristorante dell’albergo, e l’idea è di prendere un whiskey dopo cena, mettersi nel salottino con camino acceso – e credetemi, ce n’è bisogno – e poi tornare in camera. I piani vengono del tutto ribaltati quando, rientrando nel bar dopo aver consumato il whiskey, mi imbatto in un gruppetto costituito da una coppia irlandese, Nuala e Peter, e da un americano, Patrick. Tra una chiacchiera e l’altra, mi consigliano il secondo whiskey da prendere, e non riesco a dire di no. Quel secondo whiskey sfuma nel terzo, nel frattempo il bar chiude e si unisce a noi l’inglese Nestor. Ci spostiamo nel salotto e continuano ad arrivare whiskey. Così, dopo un Bush Mills Black Bush, e un Jameson, butto giù quattro strepitosi Red Breast, un whiskey che non viene esportato e che quindi è possibile trovare solo in Irlanda. Come mi spiega il barista Kyran, è “hands down” uno dei migliori whiskey sulla piazza. Lo è, lo è.

Così, la nottata trascorre tra molte chiacchiere e scambi di esperienze e di opinioni. Incredibile come in pochissimo tempo si entri in confidenza con perfetti estranei, che finiscono per conoscere anche i tuoi sogni più reconditi e a incoraggiarti nel perseguirli. Di questa serata mi porterò dietro molto, ne sono sicuro, ma ora temo di aver bisogno di una dormita ristoratrice. Perdonatemi per gli eventuali svarioni, ci tornerò appena possibile.