Milano, conscia della mia partenza per l’Irlanda, mi dà il buongiorno con un cielo di piombo, una pioggia battente e un fresco da tardo settembre. Mi avvio col mio trolley da stiva per andare in ufficio e, lungo il tragitto in metro, scorrendo svogliatamente la bacheca di Facebook, mi imbatto nella notizia di un aereo finito in tangenziale nei pressi dell’aeroporto di Orio al Serio. Che, come il lettore potrà facilmente immaginare, è proprio l’aeroporto dal quale dovrò partire in serata.

Aereo in tangenziale

L’ipotesi dei ritardi, della confusione e dei voli cancellati non mi scoraggia. Faccio il mio dovere quotidiano in ufficio, saluto tutti e corro verso la navetta per Orio con largo anticipo. Tutto va liscio, il ritardo della partenza per Dublino è di appena dieci minuti. Il volo non sarebbe nemmeno male, se non fosse che la temperatura in aereo è più adatta a una foca che a un essere umano. Mi addormento, come di consueto, prima del decollo e mi sveglio solo quando il braccio sinistro, penzolante nel corridoio, è divenuto un bastone di ghiaccio sempiterno. Brontolando recupero un giubbetto nello zaino.

L’aeroporto di Dublino accoglie i viaggiatori con scritte in inglese e in gaelico (*). Rimango affascinato da una lingua dai suoni che, nella mia testa, associo all’epica medievale – senza alcun motivo, sia chiaro – e mi diverto a leggere e a notare come non abbia a disposizione un solo riferimento per comprendere una mezza parola. La cosa si ripete grosso modo anche nelle prime chiacchiere in inglese, durante le quali sono ingessato nelle prime battute, che serviranno per noleggiare una Qashqai diesel nuova di zecca. Tutto molto, molto bello, se non fosse che, come saprete, qui si guida a sinistra, come in Inghilterra.

La macchina è stupenda e iper-accessoriata, col tetto panoramico e una miriade di tasti. Talmente tanti che non ho trovato, per il momento, il modo di abbassare i finestrini, spegnere l’aria condizionata e mettere le quattro frecce. Il primo, temuto impatto con la guida a sinistra si riduce a un iniziale impaccio nel trovare il cambio con la mano sinistra, poco più. Sembrerebbe tutto molto più semplice di quanto immaginato, ma il buio, una segnaletica sull’asfalto un pochino stramba e una miriade di semafori creano qualche ritardo sulla tabella di marcia.

Ciò non mi vieta, però, di raggiungere l’albergo alle porte della città e di prendere possesso della camera. Sorge un nuovo problema: le maledette prese elettriche. Qui, infatti, anche per le prese prendono una strada tutta loro e hanno delle specie di tripolari quadrettose che non mi permettono di caricare il pc. Domani vedrò di procurarmi un adattatore perché altrimenti non potrò allietarvi col mio diario di viaggio in Irlanda. Non vi libererete di me così facilmente.  Come ulteriore curiosità, ad attendermi in camera ecco una Sacra Bibbia.

Domani il programma prevede la visita di Dublino. Appuntamento, quindi, col prossimo capitolo dell’esperienza irlandese.

(*): ho successivamente scoperto che si tratta di irlandese.