In seguito a un’altra colazione bombastica, mi avvio alla volta di Kilkenny. La distanza è di circa 120 km e mi permette di scoprire nuove caratteristiche della mia auto. Ora, infatti, sono in grado di attivare i tergicristalli, lavare i vetri anteriori e suonare il clacson. Gestisco alla grande anche l’aria condizionata e, come bonus, ho scoperto di avere la sesta marcia. Il viaggio, con tettuccio rigorosamente panoramico, è confortevole e veloce, e il primo impatto con la cittadina di Kilkenny si rivela piacevole. Impressione che verrà ampiamente confermata durante il resto della giornata.

Kilkenny è proprio graziosa. E’ una cittadina medievale di poco più di ventimila abitanti, con quartieri residenziali pieni villette bifamiliari e di villette a schiera, immerse in una calma placida. Nella cittadina emergono i picchi, i campanili e i torrioni delle strutture che ne determinano il valore turistico: la cattedrale di san Canizio, la cattedrale di st. Mary, il castello e l’abbazia nera. Oltre al bel castello, in posizione dominante e con un parco enorme a cingerlo, ciò che ha destato il mio interesse è stata senza dubbio la cattedrale di san Canizio. Un santo che, per giunta, non avevo mai sentito nominare.

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La cattedrale sorge all’interno di un rettangolo murario e presenta, su un lato, una torre alta circa trenta metri. Non è bella o aggraziata, ha anzi l’aspetto di un silos, ma la cosa che la rende notevole è la possibilità di salire sulla sua cima. L’esperienza della salita è qualcosa di speciale e intrigante, poiché l’interno della torre è cavo e, di conseguenza, per permettere la salita fino in cima sono state fissate delle ripide scale in legno. La torre è inoltre piuttosto stretta, quindi sui pianerottoli diventa difficile riuscire a passare quando si incrocia qualcuno che va in senso opposto. Malignamente, aggiungerei che ciò è vero a maggior ragione quando si parla di irlandesi, solitamente di buona stazza.

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Dalla ventilatissima cima della torre è possibile dominare l’intero panorama cittadino e dell’area circostante, e contribuisce a inquadrare le posizioni dei vari punti di interesse. Fatta qualche foto panoramica, è ora di scendere e di visitare il cimitero celtico che circonda la cattedrale. Le lapidi, consumate ed erose dal tempo, giacciono reclinate su un prato verde e umido, inframezzate da croci celtiche di varie dimensioni. Le scritte sulle lapidi sono del tutto indistinguibili e alcune sono ricoperte da muschio. Calate sotto un cielo grigio e un’atmosfera classicamente nordica, fanno il loro effetto.

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Nei pressi della cattedrale di st. Mary, assetato e voglioso di riposare, individuo un pub ed entro. C’è la ressa dei pomeriggi domenicali dei posti dove trasmettono le partite, e infatti è in corso una partita di uno strano sport che si svolge su un campo simile a quello da calcio e in cui i giocatori colpiscono una pallina con un racchettone. Ci sono due porte come nel calcio e due pali come quelli del rugby. Mi siedo, faccio una foto al locale e alla tv. Una donna nota la cosa e mi dice che si tratta di una partita di hurling, lo sport nazionale irlandese. E’ in corso la semifinale di un qualche torneo tra la squadra di Kilkenny e quella di Waterford. Da quel momento a quando ho iniziato a tifare come uno scalmanato è trascorso il tempo di una Smithwick’s.

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Mi sono fatto spiegare al volo lo scopo del gioco e gli incitamenti alla squadra e tra una Smithwick’s, una Guinness e un’altra Smithwick’s ho conosciuto Aigneis e Ayamonn. Mi hanno parlato della vita a Kilkenny, mi hanno raccontato un paio di storie macabre avvenute nel luogo, e mi hanno spiegato come si pronunciano alcune parole in irlandese. Eh già, la lingua che nel primo capitolo di questo diario di viaggio definivo come gaelico è in realtà irlandese. Il nome irlandese di Kilkenny è Cill Chainnigh, che si pronuncia in una maniera simile a “chill quinnig”. Mi hanno suggerito qualche sosta durante i miei prossimi spostamenti, hanno chiesto al proprietario del bar un bicchiere da regalarmi, hanno tessuto le lodi del mio inglese e mi hanno detto che sono un “nice man”. Grazie, amici irlandesi, per l’accoglienza.

Il bel rapporto con il luogo e con i suoi abitanti prosegue anche nel corso della serata, caratterizzata da una cena non proprio estiva – stufato di agnello – e dalla conoscenza di un po’ di gente, del luogo e non. Mi avevano anticipato che gli irlandesi erano persone affabili e amichevoli, ma non mi aspettavo di trovarmi di fronte gente che viene a darti una mano di propria iniziativa, o viene semplicemente a conoscerti per il piacere di farlo. Il locale per la cena, consigliatomi da Aigneis, è il Kyteler’s Inn, locanda storica che ha avuto come prima proprietaria una donna bruciata al rogo con l’accusa di essere una strega.

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Giornata interessante e soddisfacente, quindi, sotto tutti gli aspetti. Il clima non lo metto in mezzo, è inutile: è ballerino, incerto e mutevole come l’umore di una donna. Ma si può sopportare se il rovescio della medaglia è conoscere un posto e la sua gente. E del posto e della gente di Kilkenny, come avrete capito, sono rimasto contento. Qualche nota conclusiva: si tratta di poco più di un paesino, roba che si riesce a visitare per intero in una manciata di ore. Se state pensando a un viaggio itinerante in Irlanda, direi che è una meta che potete tenere in buona considerazione, anche per l’aria pacifica e quieta che si respira qui.

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E’ il momento dei saluti e dell’anticipazione del prossimo appuntamento. Domattina ci si rimette alla guida e si parte alla volta di Killarney. Risentirete mie nuove al termine della nuova giornata irlandese.