Sto scrivendo quest’articolo usando Word perché stasera mi trovo in una sorta di dependance di un bed and breakfast e non sono raggiunto dal wi-fi. Come bonus, ogni volta che uso il lavandino del bagno parte una pompa o qualcosa del genere che fa un rumore simile a un trattore in salita. Domattina, quando possibile, proverò a pubblicare quanto mi accingo a scrivere, ma per il momento non mi sarà possibile programmare il post. Poco importa, c’è da parlare della nuova regione visitata e delle attrazioni ammirate.

Il settimo giorno del tour irlandese è stato dedicato alla contea di Connemara. Ho programmato il giro seguendo i consigli della proprietaria del b&b dove sto alloggiando, che mi ha gentilmente messo a disposizione una cartina della regione e disegnato un percorso consigliato. Polo addosso, maglioncino e giubbetto nello zaino, parto da Galway e percorro un tratto della costa, fino a Rossaveel, punto di attracco dei traghetti. La giornata è grigia, il cielo coperto e la nebbia va calando già dalla tarda mattinata. Salendo verso nord e addentrandosi verso la costa, la segnaletica diventa via via quasi sempre in irlandese: interi tratti stradali non hanno, infatti, indicazioni in inglese, così come i nomi dei paesi. All’interno di ciascuno di questi ultimi, inoltre, è posta una pietra di forma irregolare su cui è inciso il messaggio di benvenuto, anch’esso in irlandese.

Da lì inizio a risalire verso l’interno, raggiungendo lo snodo di Maam Cross. Mi accorgo che l’ambiente è decisamente diverso rispetto a quanto avevo visto nei giorni scorsi, in particolare percorrendo il Ring of Kerry e la penisola di Dingle: l’area a sud del parco nazionale di Connemara è brulla, una brughiera pietrosa e che presenta solo qualche sporadico cespuglio. La strada, come al solito larga appena più dello stretto necessario, taglia un territorio isolato e desolante. Dopo aver percorso un tratto in direzione ovest, mi spingo di nuovo a sud per tornare sulla costiera, passando dalla cittadina di Roundstone, nei pressi della Dog’s Bay. Lì, oltre al vento portentoso, mi imbatto in uno dei tanti – e ormai soliti – cimiteri che si arrampicano su una collina erbosa.

image

Il viaggio prosegue alla volta di Clifden, località curiosamente amena e vivace. L’impatto è particolare, soprattutto per chi la raggiunge provenendo dalla direzione sud. Dopo chilometri di nulla assoluto, Clifden appare come il classico raggio di luce, il porto sicuro. Mi fiondo senza indugi in un pub dove, tra i piatti del giorno, noto immediatamente lo shepherd’s pie. Lo avevo assaggiato a Dingle e non ho avuto dubbi sull’ordinarlo anche qui. Non me ne sono pentito: piatto saporito, ideale per giornate fredde e per ritemprarsi. L’ho mandato giù con una Smithwick’s, la rossa che è diventata la mia passione, e ho chiuso il pasto con un tradizionale Irish coffee bollente. A Clifden nessun pub o ristorante accetta pagamenti con carte di credito o bancomat. Inoltre, quest’oggi tutti i bancomat risultavano fuori servizio. Tenetelo in considerazione, quindi, portando con voi contanti qualora capitaste qui: vi eviterete di passare il resto della vacanza a lavare piatti.

image

Da Clifden mi sono diretto verso la Sky Road, una strada panoramica che avrebbe dovuto offrire scenari e viste molto belle sull’atlantico. Intorno alle diciotto, però, la nebbia era bassa e fitta, quindi al mio passaggio non è stato possibile vedere assolutamente niente. Poco male: il tempo guadagnato l’ho reinvestito subito prolungando il viaggio verso nord e aggiungendo una tappa che avevo inizialmente scartato, la Kylemore Abbey. Si tratta di un edificio che sorge sul Pollacappul Lough e che è adibito a convento di suore. E’ circondato da giardini curatissimi e ha alle spalle una cinta collinosa. La nebbia sulle colline e le acque grigie e mosse dal vento conferivano all’abbazia un aspetto tetro e spettrale. Avevo letto che era superflua la visita dell’interno, in quanto limitata a pochi ambienti, essendo gli altri abitati, per cui dopo le foto di rito sono ripartito alla volta del parco nazionale di Connemara.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Avevo già deciso di non visitarlo lungo i sentieri pedonali: dopo aver visitato lo spettacolare parco nazionale di Killarney, che oltre alle bellezze naturali e paesaggistiche offre anche castelli e abbazie in rovina, non avevo voglia di dedicare tanto tempo a un luogo simile, tanto più in una giornata di clima avverso. Mi sono fermato però più volte mentre costeggiavo il Lough Corrib, fonte inesauribile di scorci spettacolari e incantevoli, con isolotti fitti di vegetazione che sorgono irregolari e frequenti lungo la superficie dell’acqua e i declivi collinari ricoperti di foreste di conifere a fare da sfondo.

image

Man mano che mi sposto verso sud-est la morfologia cambia: il verde è tornato a imperare e il territorio è più scosceso, con ammassi montuosi insoliti per chi, come me, ha visitato prima le penisole a sud della costa occidentale. Infatti, mentre il Ring of Kerry e l’area di Dingle sono quasi sempre pianeggianti e ricolme di prati, la natura di Connemara è più selvaggia, fatta di foreste, rilievi, aree brulle e rocce. Un’ultima sosta la faccio a Cong, un villaggio storico che sorge in mezzo ai laghi Corrib e Mask. Come punti di interesse, da segnalare i resti una vecchia abbazia – ne ho viste una decina, ma sono sempre affascinanti – e l’Ashford Castle, adibito a ricevimenti per riccastri.

image

Ritorno a Galway giusto in tempo per fiondarmi in un pub sul molo e divorare un’eccellente bistecca di angus. Nel mentre conosco un gruppo di catanesi che stanno facendo il giro contrario al mio e mi avventuro nel consigliare qualche tappa nel loro percorso verso sud. Domani si rientra a Dublino, ma prima farò un giro a Galway, che ho visto soltanto di notte, e farò una o due soste lungo il tragitto.