Ok, ci riprovo. Dopo i diari di viaggio dall’Irlanda e dalla Transilvania, stavolta cercherò di trascrivere un po’ di pensieri, ricordi e visioni inerenti la mia attuale vacanza in Scozia. La modalità è identica alle precedenti: auto noleggiata e tanti chilometri macinati giorno dopo giorno, cercando di visitare il più possibile e di godersi l’atmosfera autentica del luogo. Stavolta parto già in differita. Scrivo infatti nel corso della terza notte scozzese, in un dormitorio dell’università di St Andrews. Qualche breve antefatto e poi partiamo col racconto del primo giorno.

Sono atterrato venerdì sera all’aeroporto internazionale di Manchester. Dopo l’inevitabile attesa per i controlli in uscita, il recupero del bagaglio stivato e il ritiro della macchina, sono partito alla volta di Carlisle, dove ho alloggiato per la notte. Il luogo è stato scelto perché lungo il tragitto alla volta di Edimburgo; tragitto completato l’indomani mattina, il sabato, vale a dire il giorno di cui parlerò oggi.

Su Edimburgo, lo ammetto, non avevo particolari aspettative,  tant’è vero che il mio interesse principale, anche in fase di programmazione del viaggio, era rivolto alle altre mete che avevo deciso di visitare nel corso del tragitto lungo il Paese. Tuttavia, come in più occasioni accade nella vita, sono rimasto sorpreso e spiazzato: la capitale scozzese, infatti, oltre a essere una città piacevole da visitare, si è rivelata viva oltre alle previsioni, per un fortunato incastro di date.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nel mese di agosto, infatti, la città è letteralmente invasa da artisti di strada, spettacoli teatrali, musicisti e, di conseguenza, turisti. Ciò avviene per la concomitanza di più festival, i più importanti dei quali sono il festival internazionale e il Fringe festival. Tantissimi locali della città aderiscono all’iniziativa e ospitano per buona parte del pomeriggio e della serata le esibizioni di cabarettisti, ballerini, musicisti e attori di vario genere, il tutto in un contesto di estrema vitalità e allegria che caratterizza l’intera Old Town. Si badi bene: l’atmosfera che si respirava nel corso di questa giornata rischia di falsare il giudizio complessivo che dò della città, sfasandolo in positivo.

In generale, comunque, Edimburgo ha un bel centro storico, ricco di edifici e monumenti che catturano l’attenzione sebbene calati in un contesto piuttosto monocromatico e quasi del tutto privo di variazioni di altezza. Tra gli edifici senz’altro più significativi vi è il castello sulla roccia, che ho visitato quest’oggi (nonché ieri rispetto alla data di pubblicazione del post e oggi rispetto a quanto vi sto narrando in questo post…insomma, se avete capito fatemelo sapere!)

Tuttavia, non ho particolare interesse a descrivere le bellezze locali, tutte ampiamente documentate in giro per la rete. Preferisco quindi dedicarmi a qualche nota e curiosità, partendo dal cibo e dagli orari di apertura dei locali. Dunque, il cibo: come già avrò detto in altre occasioni, quando mi trovo all’estero cerco di mangiare solo piatti tradizionali del luogo, e così ho fatto anche in questo caso. E stavolta è stato più impegnativo del solito, in quanto vi basterà fare una ricerca su internet per scoprire che il piatto nazionale scozzese è l’haggis. Lo avete mai sentito nominare? No? Bene, allora siete sulla mia stessa barca. L’haggis è una specie di insaccato contenente interiora di pecora (polmoni, fegato e qualcos’altro) miste a grasso di rognone (sempre di pecora), farina d’avena e qualche altro ingrediente che ora non ricordo e che non perdo tempo neanche a cercare, tanto Wikipedia vi dirà tutto. Chiaro che, così descritto, sembra un bello schifo, ma mi ero ripromesso di non fare lo schizzinoso e di assaggiarlo.

Così, per togliermi il dente, ho deciso di prenderlo subito, al primo pasto scozzese. Al pub The World’s End, su High Street, appena ho visto il menù con l’haggis ben presente come primo main dish ho capito che non potevo esimermi. Dopo un po’ di attesa affinché si liberasse un tavolo – se non si fosse capito lo ripeto: Edimburgo in questo periodo è letteralmente invasa, non c’era un posto uno in albergo – passato bevendo una birra al bancone, ho ordinato il tanto temuto piatto, con decisione e senza pensarci un attimo. Nell’attesa che arrivasse ho provato a convincermi che avrei mangiato un hamburger e che se veniva servito a così tanti turisti non poteva essere così cattivo, e che magari non avrei finito per sboccare nel piatto al primo boccone.

Quando è arrivata la pirofila con l’ordinazione, sono rimasto sorpreso vedendo che si trattava di una specie di sformato di patate, e che tutto l’impasto malefico si trovava ben sepolto da patate schiacciate e formaggio. Ho tagliato per scoprire cosa ci fosse sotto, e ho trovato un ammasso abbastanza molliccio e appiccicoso, con qualche pezzetto nerastro qua e là. So che descritto così non è esattamente il massimo, ma al primo boccone mi sono reso conto che il gusto era gradevole, speziato e deciso. Nel momento esatto in cui ci si libera dall’eventuale pregiudizio sul contenuto dell’impasto, si comincia a godere della bontà della pietanza, e così è stato.

La sera, tra esibizioni per strada, nei locali, pub infestati e cene a base di pollo e birra al whisky, è trascorsa gradevole e spensierata, denotando un carattere piuttosto festoso indotto sicuramente almeno in parte dalla massiccia presenza di turisti e dall’atmosfera dei festival in corso. Da segnalare anche l’apertura dei locali fino a tarda notte, con la possibilità di mangiare anche sul tardi. Occhio a quest’aspetto, perché ritornerà nei prossimi giorni. Per i prossimi giorni non so ancora dove alloggerò, se avrò un letto e una connessione. Terrò comunque degli appunti da parte, quindi tornerò appena possibile a documentare quest’esperienza on the road.