La mattinata del terzo giorno di tour scozzese è dedicata a St Andrews. Fatta l’ormai immancabile colazione a base di uova strapazzate, bacon, salsiccia, funghi, fagioli e pane tostato, mi sono avviato con ritrovate energie verso le rovine della cattedrale, che sorge su un pianoro a ridosso delle acque del Fife.

Quello che rimane della cattedrale è piuttosto poco, ma al contempo rende l’area unica e ben riconoscibile. All’epoca della sua costruzione, avvenuta nel XIII secolo, era l’edificio più grande dell’intera Scozia e attirava migliaia di fedeli e pellegrini. Ciò che rimane di tanto splendore è una parte della facciata principale, una fiancata, il campanile, e poco altro.

Da lì, dopo una rapida occhiata all’antichissima università locale, tra le prime in assoluto di lingua inglese, mi sono diretto al castello. Il castello di St Andrews ha una caratteristica che lo rende piuttosto interessante: nel corso di un tentativo di conquista, gli assalitori – ho letto anche il nome del loro condottiero, ma non lo ricordo – scavarono un tunnel per riuscire a introdursi all’interno delle mura. I castellani, allora, ne scavarono uno a loro volta, per raggiungere il tunnel degli assalitori e coglierli di sorpresa. Entrambi i tunnel, denominati mine e countermine, sono visitabili e accessibili dal cortile del castello.

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Dopo un veloce pranzo a base di gamberoni reali dell’Atlantico, ho proseguito il viaggio lungo la costa est della Scozia, fermandomi nei pressi di Stonehaven per visitare il castello di Dunnottar. Se finora mi sono mostrato un po’ freddo nei confronti dei castelli visitati, con quello di Dunnottar credo di aver raggiunto una nuova vetta davvero dura da battere a livello di suggestioni e potenza evocativa. Al di là del contesto meramente climatico, caratterizzato da leggera foschia, pioggerella costante e fresco – praticamente freddo, mi spingerei a dire, soprattutto considerando il periodo – a colpirmi immediatamente è stata la posizione e l’ambiente circostante.

Il castello di Dunnottar sorge su una roccia che sprofonda nel mare del Nord ed è raggiungibile tramite un sentiero. Con lo sguardo rivolto verso il castello, ai suoi lati si possono osservare delle ripide e altissime scogliere che finiscono su spiagge rese quasi nere dall’umidità; di fronte all’osservatore, oltre il castello, solo mare aperto. Gli unici rumori percepibili sono il vento che batte impetuoso e i gabbiani e i corvi che volano sui resti del castello. Difficile trasmettere le sensazioni che evoca un luogo del genere, che appare ancora oggi praticamente come appariva agli scozzesi di secoli fa. L’unico luogo da me visitato e che mi ha suscitato emozioni paragonabili sono le Cliffs of Moher in Irlanda. Decisamente un luogo unico nel suo genere, che si piazza di prepotenza ai primi posti dei luoghi più maestosi e annichilenti che io abbia visitato finora.

Dopo la visita del castello e qualche inevitabile foto, sono partito alla volta di Elgin, unica località nei pressi di Inverness dove sono riuscito a trovare una sistemazione. Da segnalare una cena gourmet in netto contrasto con i pasti di questi giorni, ma per una serata ho voluto dedicarmi qualcosa di caratteristico ma allo stesso tempo presentato con gusto. Da domani si prosegue verso le Highlands, forse la parte più genuina e autentica della nazione.