Giunto all’aeroporto Otopeni di Bucarest, una guardia armata mi avvicina mentre sto attendendo di completare la pratica per il ritiro dell’auto. Oltre a dirmi di stare attento alle ragazze rumene (“Sono furbe, tieni gli occhi aperti”), mi corregge sulla pronuncia dei nomi dei luoghi che visiterò durante il mio giro della Transilvania, a partire proprio da Brasov. “Brasciòv, dillo bene!”. Non lo dimenticherò.

Lo spostamento dall’aeroporto di Bucarest a Brasov è meno problematico di quanto pensassi: tolto infatti uno dei tratti finali, caratterizzato da tornanti e frequenti saliscendi, il resto del tragitto è su strade spaziose e su cui la percorrenza è agile, a dispetto di una scarsa illuminazione. Le suggestioni della strada che taglia in due una foresta fitta (i Carpathian Forest apprezzerebbero) col buio, in mezzo alla neve, sono notevoli. Una breve sosta presso un Penny Market a Sinaia per rifornirmi di acqua e snack per i prossimi giorni e sono pronto a procedere spedito verso la mia meta. Nel punto più alto del tragitto il termometro della Ford Kuga segna -10 gradi, che diverranno -4 una volta giunto a Brasov.

Il tempo di posare i bagagli in albergo e mi dirigo verso il ristorante Bella Muzika, che si trova nel piano interrato di un palazzo storico sito nel pieno centro cittadino. Quella che un tempo probabilmente era una cantina è ora un ristorante rustico ma ricercato, che offre piatti della tradizione rumena dai quali attingo con famelica ferocia: prendo una zuppa di fagioli in pane e una polenta con formaggio, bacon, salsiccia e uovo. Quest’ultima, pietanza tipica transilvana, è una delle cose più pesanti che io abbia mai mangiato. Innaffio il tutto con birra locale, bis di palinka e bis di tuica (estratto alcolico di prugna, dal sapore legnoso simile alla grappa), e sono pronto a tuffarmi nella visita notturna di Brasov.

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Il contesto atmosferico, tra il freddo intenso e la pressoché assoluta desolazione, rende la passeggiata suggestiva e dal vago retrogusto inquietante. Esclusa la piazza principale, illuminata, con un albero di Natale colorato e un po’ di giovani intenti a far foto, il resto del panorama cittadino è da brividi. Si comincia con la spettrale chiesa nera, per proseguire verso la torre nera e, dopo un percorso lungo un vicolo che costeggia un torrente, la risalita di una collina innevata immersa nella foresta verso la torre bianca. I radi lampioni disposti nella prima parte della salita emettono una luce calda, tendente all’arancione, che riflessa dalla neve irradia intorno luci non dissimili da quelle delle torce. Il secondo tratto è ancora più ripido e scuro, richiedendo una buona dose di equilibrio e prudenza per giungere, infine, alla torre bianca, che si staglia dominante sulla cittadina, offrendo una vista piuttosto completa della città e della collina frontale, sulla quale si staglia la scritta luminosa “Brasov”, alla maniera Hollywood-iana. Una camminata che vale la fatica e il rischio di scivolare sulla neve ghiacciata della notte.

Il viaggio proseguirà domani e includerà una serie di villaggi e monumenti transilvani. Per chi fosse incuriosito, rimando quindi al prossimo appuntamento col mio – ormai consueto – diario di viaggio.