Il secondo giorno dell’esperienza transilvana è a ritmi vertiginosi: oltre a richiedere una levataccia – almeno per i miei standard – necessita infatti di una perfetta organizzazione e del rispetto maniacale della tabella di marcia affinché si riesca a inserire quanto programmato e si possa giungere, al termine della giornata, a Sibiu, dove disponevamo dell’alloggio per la notte. Quindi tuffiamoci in quello che è il vero cuore del viaggio in Transilvania: da Brasov a Sibiu, passando per un bel po’ di posti.

La colazione a Brasov mi rende edotto di come non sempre TripAdvisor sia affidabile: un posto indicato come caffetteria e pasticceria, infatti, si rivela essere un buco dove un’assonnata ma gentile ragazza ci serve cappuccino e caffé, quasi imponendoci di non versare zucchero. Credetemi, chi vi scrive usava due bustine di zucchero nel cappuccino fino a poco più di un anno fa e non pensava neanche lontanamente che ne avrebbe mai bevuto uno amaro. E invece, con mia gran sorpresa, era un gran bel cappuccino, con tutti i crismi e con una miscela di caffé interessante e gradevole. Data l’assenza dei dolci, ci spostiamo in una specie di forno che vende da uno sportellino vari tranci di torta e, strada facendo e stando attenti a non scivolare sul ghiaccio (cosa che si rivelerà una costante della giornata), la azzanniamo con discreto gusto. E’ il momento di partire per Sinaia.

Non ho ben capito quanto sia grande Sinaia, a dirla tutta. Abbiamo cercato un parcheggio nei pressi del castello di Peles, pagando una cifra irrisoria che nemmeno ricordo – roba di pochi centesimi di euro, comunque, ma sui costi tornerò più in là – e abbiamo iniziato la lunga salita verso il castello stesso. Piuttosto recente e dallo stile neorinascimentale, il castello di Peles sorge su un promontorio dolce, incastonato tra i monti dei Carpazi, e si presenta elegante e sontuoso. Non c’è nulla di inquietante nella nostra visita, che avviene tra l’altro nel corso di una mattinata dal cielo limpido e con un bel sole. Scendendo dal castello, notiamo un uomo intento a lanciare una specie di croce in legno, che si comporta a mo’ di boomerang. Non resisto alla tentazione e la compro per dieci lei (circa due euro). Nel corso della giornata ho provato più volte a replicare le traiettorie che all’uomo venivano così naturali, ma senza alcun successo né soddisfazione.

Dal castello ci spostiamo verso il monastero di Sinaia, altro luogo storico che richiede un biglietto d’ingresso – non chiedetemi di quanto, sempre di pochi spicci si tratta. Le cose che mi hanno colpito maggiormente dell’insieme di edifici che lo costituiscono sono la struttura, piuttosto nuova, che ospita delle vasche piene di acqua e ghiaccio all’interno delle quali i fedeli possono disporre le candele, e la minuscola chiesa vecchia. Quando dico minuscola, credetemi, intendo proprio minuscola: sita al centro di un chiostro immerso nella neve, la chiesina è piccola al punto da non avere un altare e da avere solo una quindicina di posti disposti lungo le pareti. Suggestiva e antica.

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Inizia il viaggio verso Bran. Gli spostamenti sulle strade di quest’area della regione sono particolarmente belli perché, al di là di qualche scollinamento e di una serie di tornanti cui prestare attenzione, si è sempre immersi nella natura, una foresta fitta e immacolata che dà l’idea di un contatto con la natura primordiale. Il tutto assume ancora più fascino per via della neve che ricopre il terreno e che dona alle foreste e ai monti un classico aspetto da cartolina dark natalizia. Bran è un villaggio abbastanza piccolo che vive quasi esclusivamente in virtù della presenza del castello.

Tale castello gode di una posizione molto dominante, arroccato com’è sulla cima di un rialzo roccioso dal quale sembra sorgere. L’impressione, guardandolo dalla lunga salita – particolarmente delicata e scivolosa nella fase di discesa – è che la rocca lo tenga quasi in pugno, afferrandolo dalle sue fondamenta. Il castello è noto poiché fu preso a riferimento da Bram Stoker per la descrizione del castello del conte Dracula, e di conseguenza tutto il marketing e il flusso turistico è orientato in quella direzione. Inoltre, Vlad Tepes l’impalatore visse in questo castello e, di conseguenza, nella generale sovrapposizione che si tende a fare della figura immaginaria di Dracula e di quella autentica di Vlad, nel corso della visita del castello è possibile rinvenire diversi elementi che si legano alla tradizione orrorifica. Tra oggetti di scena del Dracula di Francis Ford Coppola, strumenti di tortura, cartelloni con le caratteristiche di alcune figure spaventore del folklore locale, l’atmosfera generale è molto orientata proprio a chi vuole seguire il mito di Dracula. Lo stesso vale per i mercatini natalizi e i negozietti di souvenir, tutti ben forniti di bare, magliette, tazze, magneti e ciondoli a sfondo vampirico.

Dopo una breve sosta per pranzare, tornando verso l’auto ci imbattiamo in un gregge di asini, pecore e arieti guidato da due cani e da due pastori. Il gregge si aggira tranquillamente per le strade del villaggio, tra la sorpresa e il divertimento dei turisti presenti, molti dei quali italiani. Bene, onde evitare una lunghezza eccessiva dell’articolo, ho deciso di spezzarlo in due parti. Domani vi racconterò del viaggio verso Viscri e della serata a Sighisoara.