Quando muoviamo da Bran la giornata è ancora luminosa, nonostante il cielo sia andato via via coprendosi. Il freddo è sempre intenso, in quest’area, anche quando il sole è alto. Bran, inoltre, è anche piuttosto ventosa. La nostra meta successiva è il villaggio rurale di Viscri, che ospita una chiesa fortificata dichiarata patrimonio dell’Unesco. Il viaggio per raggiungerla è valso quasi più della visita stessa: proverò a trasmettervi almeno una piccola parte delle suggestioni del tragitto e dell’esperienza nella sua interezza.

Per la prima parte del resoconto, leggi qui.

Una volta impostato il navigatore, ci viene indicato che per percorrere i cento km che ci separano dal villaggio servirà un’ora e quaranta minuti, a una velocità media di 60 km/h. In realtà una buona parte del percorso è piuttosto regolare, passando anche per l’anello di strade che circonda Brasov, ma la vera differenza la fa l’ultimo tratto. L’allontanamento dalla civiltà e dalla presenza umana è graduale ma costante: da una stradina provinciale abbastanza secondaria e isolata, infatti, svoltiamo a destra per iniziare una strada sterrata di circa sette km che ci separa da Viscri. Per percorrere quei sette km il tempo necessario è di quasi mezz’ora, per via del dissesto della strada, piena di buche e con asfalto consumato dal tempo.

Una oscura immagine della chiesa fortificata di Viscri

Come se non bastasse, la strada è totalmente immersa nel buio. Non vi è presenza di alcuna illuminazione, di nessun tipo. Ai due lati della strada, larga a sufficienza per due veicoli, sterminati campi innevati e, in qualche tratto, foresta. Intorno alle sei di pomeriggio la notte è ormai del tutto calata e la foschia aumenta minuto dopo minuto. Il silenzio è surreale, così come la sensazioni di assoluto isolamento. Contesto ideale per lupi, per briganti, o per un’apparizione soprannaturale. Le suggestioni sono talmente intense che, giunti nei pressi di un capannone, siamo tutti abbastanza inquieti da pensare al peggio. Molte delle paure in realtà non sono motivate, ma indotte dal contesto: persiste però un senso di isolamento notevole. Il buio, la foschia e il freddo non aiutano a migliorare l’umore. Giungiamo all’ingresso di Viscri, indicato da una colonnina in pietra e da un crocifisso che scendo a fotografare. Intorno solo neve e silenzio.

La torre dell’orologio di Sighisoara

Viscri è un piccolo villaggio rurale che fa parte del comune di Bunesti e conta circa cinquecento abitanti. Lo stile di vita è molto vicino a quello pre-bellico, basato quasi esclusivamente sull’agricoltura e sull’allevamento. Qualche debole lampione illumina quella che è più o meno l’unica strada del villaggio, e a quell’ora sembra notte fonda. Le finestre sono sbarrate e la prima forma di vita che incontriamo è una coppia di cavalli. Poco più avanti incrociamo una donna che trascina un carretto sul quale sembra esserci una latta contenente latte appena munto. La donna ci lancia un’occhiata vagamente sospettosa, forse per via dell’ora della nostra visita. Rinfrancati dall’insegna di un bar, unica attività commerciale di cui abbiamo trovato traccia, ci dirigiamo verso la chiesa fortificata. Parcheggiamo in salita su una strada ghiacciata e vediamo che il portone di legno della fortezza è ancora aperto, e che le visite sono possibili fino alle 19. Entriamo.

Passeggiando sulla sommità di Sighisoara, nei pressi della chiesa fortificata

Oltre il portone troviamo una collinetta ricoperta dalla neve e completamente immersa nel buio. Per essere ancora orario di visita, non solo non c’è anima viva, ma non c’è la minima forma di illuminazione. Con le torce dei cellulari ci avviamo prudentemente, stando attendi a non scivolare. Le luci faticano a tagliare l’oscurità, che è sempre più fitta e nebbiosa. Non riusciamo a vedere altro per qualche metro, fin quando al termine della salita ci si para davanti la chiesa fortificata che, vista in quelle condizioni ambientali, appare come un sinistro maniero gotico più che come una chiesetta di campagna dalle mura chiare e dai tetti rossi. Ci guardiamo intorno, proviamo a fare qualche foto con scarsa fortuna, e siamo pronti a ripartire.

Volto di Vlad Tepes a Sighisoara, sua città natale

Abbiamo ancora una città da visitare prima di avviarci verso un letto, ed è Sighisoara, borgo natale di Vlad Tepes. La visita della città, in orario serale, è suggestiva ma piacevole, libera dalle inquietudini e dall’isolamento di Viscri. Il centro cittadino è tenuto bene, antico ma dagli spazi piacevoli. Tra le cose interessanti, la torre dell’orologio, la casa natale di Vlad, una scultura col suo volto al centro di una piazzetta, una lunghissima scala coperta che porta fino al punto più alto della città, dove sorge la chiesa fortificata, la cui facciata è totalmente immersa nel buio. In quest’area fioccano i vicoletti caratteristici, così come i pavimenti in ciottoli. Dopo questa ricarica di luce e di tranquillità, è ora di una fantastica cena a base di funghi con formaggio e di zuppa di patate. Il tempo è tiranno, e tocca ripartire ancora una volta, stavolta in direzione ovest, verso Sibiu, dove alloggeremo per la notte. Lungo il tragitto cambiano anche gli scenari, svaniscono le foreste e le radure cominciano a essere libere dalla neve. E al termine di una lunghissima giornata (la cui prima parte ho raccontato qui), siamo finalmente pronti a riposare in vista dell’ultimo giorno di viaggio in Transilvania.