Prima di entrare nel merito del terzo e, a tutti gli effetti, ultimo giorno di viaggio, mi sono reso conto di aver omesso un particolare che mi ha incuriosito. In tutti e tre gli alberghi dove abbiamo alloggiato, infatti, al nostro arrivo ci è stato richiesto di compilare un foglio con una serie di dati personali, incluso un documento di identificazione. Nell’albergo della prima notte hanno voluto che lo facessero tutti, negli altri due invece è bastato un nominativo per ciascuna camera. Ma torniamo a noi: eravamo rimasti all’arrivo a Sibiu per il pernottamento, e da lì riparte la visita. Nel corso della giornata c’era la necessità di spostarsi verso ovest in modo da avvicinarsi a Timisoara, città dalla quale avremmo preso il volo per il rientro l’indomani. E lungo il tragitto ci sono state un po’ di cosette interessanti da vedere.

Ormai abbandonate le suggestioni della parte più selvaggia e antica della regione, il risveglio a Sibiu  è un risveglio più classico, in quella che è una cittadina dalle scarse pretese. Ci dirigiamo di buon’ora in centro e troviamo la piazza principale, quella dei mercatini natalizi, completamente deserta. Anche le cose più prossime ai bar lo sono, e la prima traccia di vita la troviamo in un mercato ortofrutticolo all’aperto, nel cortile di una chiesa. Il freddo è pungentissimo e ci dirigiamo verso una cosa vagamente somigliante a un bar/pub, dove consumiamo una colazione di stampo inglese e ci ritempriamo. Ci spostiamo di poche centinaia di metri e siamo costretti a chiuderci nuovamente in quella che dovrebbe essere una caffetteria/pasticceria e che invece non si rivela niente di tutto ciò. Le ragazze che ci lavorano come cameriere, evidentemente resesi conto della nostra provenienza, sono ben pronte a mettere su un cd di musica italiana, allietando la nostra sosta con noiosissime canzoni che non cito nemmeno per non offendere la sensibilità di nessuno.

Raggiungiamo Alba Iulia in tarda mattinata: arrivandoci, sembra una classica città ex-sovietica, con palazzoni periferici malconci e un grigiume diffuso. Sorta intorno a un nucleo romano, originariamente chiamato Apulum, fondato nel II secolo e successivamente distrutto, presenta delle mura fortificate risalenti al XVIII secolo che racchiudono la parte più bella della città. Le mura stesse, a forma di stella, costituiscono motivo di interesse, con passaggi semi-nascosti, gallerie e tunnel che corrono al loro interno, portando sui due diversi livelli della fortificazione. Al piano alto, accolti da un ingresso maestoso e dal sapore classicheggiante, si trovano strade spaziose ed eleganti edifici, tra cui l’università cittadina. Nella piazza maggiore ci sono tante statue in metallo che raffigurano persone intente in attività quotidiane. L’atmosfera è rilassata e silenziosa per via dell’assenza di auto e dei soliti rumori della città. Notevole anche il pranzo, in un ristorante situato proprio all’interno delle mura – badate bene, letteralmente all’interno – dal sapore medievale, pieno di armature, simboli araldici, tavolate in legno e armi appese al muro.

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L’ultima meta della giornata, che sarà anche il luogo dell’alloggio notturno, è Hunedoara. Trattasi di un luogo quasi del tutto privo di interesse, in realtà, una classica cittadina come altre incontrate durante il viaggio, con scarsissima vita serale, pochi locali, nessuno in giro. A dispetto di ciò, però, ospita un castello meraviglioso, a mio avviso il più bello tra quelli visitati. Sarà per la visita notturna, per la luna che lo sovrastava, per la bella illuminazione che lo metteva in evidenza, ma il castello dei Corvino è una delle cose che più mi è rimasta impressa dell’intero viaggio, forse anche per via della sua collocazione, in un’area spenta, residenziale, dall’apparenza misera. Il castello risalta in maniera incredibile, sembra calato lì dal cielo per quanto è decontestualizzato. Col suo mix di stili, i suoi tanti torrioni e il ponte levatoio, incarna molto del classico castello com’ero solito immaginarlo durante le mie letture adolescenziali. Vale la pena passare da Hunedoara anche solo per poterlo ammirare.

Il castello di Hunedoara

Dopo la solita cena abbondante a poco prezzo, è ora di rientrare in albergo e riposare. L’indomani ci sarebbe stato solo lo spostamento verso Timisoara per prendere l’aereo del ritorno, senza tempo per visitare la città. Sarà per un’altra volta.