Cannibal holocaust (1980)

Anno di uscita
1980
Titolo originale
Cannibal holocaust
Regia
Ruggero Deodato
Genere
mockumentary, splatter, cannibali
Cast
Robert Kerman, Francesca Ciardi, Perry Pirkanen, Luca Barbareschi
Durata
95'
Paese
Italia
Voto
8

Ci sono film circondati da un alone leggendario, e Cannibal Holocaust, coi suoi oltre 300 metri di pellicola censurata, con le accuse di essere uno snuff movie e con tutti i problemi giudiziari che ha causato al regista Ruggero Deodato, è innegabilmente tra di essi.

La vicenda narrata riguarda la spedizione di quattro giovani reporter, incaricati di realizzare un documentario sulle tribù cannibali dell’Amazzonia. Dopo un lungo periodo di silenzio, il professor Harold Monroe decide di guidare la ricerca dei giovani, ed è su questo che si concentra la prima parte del film.

A dirla tutta, le prime fasi fanno presagire il peggio: tagli scadenti, montaggio pessimo e recitazione prossima allo zero lo rendono subito un eccellente candidato al ruolo di B-movie. Ma la sorpresa è dietro l’angolo, perchè il percorso nel cuore della giungla è in realtà un tortuoso sentiero che attraversa la crudeltà ed il cinismo dell’animo umano. I quattro giovani vengono ritrovati morti, ma viene recuperato il nastro, che costituisce la seconda parte, la più raccapricciante, del film. In essa si scopre la natura dei quattro spietati reporter, che pur di “fare il botto” sono disposti a riprendere qualsiasi cosa ed in qualsiasi circostanza.

Davanti all’obiettivo passano immagini di uccisioni reali di animali (tra cui una tartaruga aperta e sventrata), l’uccisione di una donna incinta dopo averle estratto il feto (che a sua volta viene seppellito vivo nel fango), uno stupro di gruppo ad opera dei tre ragazzi bianchi ai danni di un’indigena successivamente impalata. Il gusto dell’orrido e del marcio alberga ovunque, ed il disgusto e la nausea la fanno da padroni per buona durata della pellicola.

Pellicola che ha il difetto di essere a volte gratuitamente violenta e cruda, ma che può fregiarsi del titolo di antesignana di un certo modo di pensare agli horror (si legga The Blair Witch Project, arrivato a vent’anni di distanza, che proprio da Cannibal Holocaust, oltre all’espediente del nastro ritrovato, mutua anche la campagna pubblicitaria, volta a far credere che si trattasse di un documentario reale) e che al di là del putiferio sollevato ed ai suoi limiti (comprese alcune parti in cui manca il doppiaggio e sono rimaste le voci originali in presa diretta in inglese), ha anche una sua poetica: la denuncia del sensazionalismo televisivo, della ricerca dell’orrido e della morte per colpire l’attenzione del pubblico, il cinismo e lo scandalismo giornalistico. Un film visionario e, a trent’anni di distanza, ancora attuale e tremendamente disturbante.

Cannibal holocaust (1980)
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