Impetigore (2019)

Anno di uscita
2019
Titolo originale
Perempuan Tanah Jahanam
Regia
Joko Anwar
Genere
fantasmi, vendetta
Cast
Tara Basro, Ario Bayu, Marissa Anita, Christine Hakim
Durata
106'
Paese
Indonesia/Corea del sud
Voto
7.8

A dispetto del titolo che richiama il gore, Impetigore, film indonesiano del 2019, tesse atmosfere raffinate e minacciose, in grado di rievocare un certo modo di fare cinema che sembra appartenere più a un gusto retrò che a quello contemporaneo.

Eppure, nonostante ciò, riesce a essere fresco. Sa esserlo per via di una serie di elementi che lo elevano al di sopra della media, a partire dalla cura registica e finendo con i dettagli estetici.

Ma andiamo con ordine.

Il titolo originale del film è Perempuan tanah jahanam, che in lingua indonesiana significa La donna dell’inferno.

La scena di apertura ci presenta Maya, la protagonista, mentre è al lavoro in un casello stradale. Parla al telefono con la sua amica Dini quando si avvicina un uomo. Lo riconosce, dice che le fa paura e che lo ha già visto nelle sere precedenti. L’uomo è a conoscenza del suo nome di battesimo e le chiede se è originaria di un villaggio. Quando capisce che si tratta proprio della ragazza che sta cercando, cerca di ucciderla, ma l’intervento della polizia salva Maya.

Dopo uno stacco temporale, ritroviamo Maya alle prese con una vecchia fotografia, l’unica in cui è ritratta assieme ai genitori che ricorda appena. Nel tempo trascorso dall’aggressione subita al casello, ha avviato un negozio di abbigliamento con Dini, ma gli affari non vanno bene.

Nella foto, alle spalle di Maya e dei suoi genitori, compare una grande casa. Le ragazze pensano che potrebbe averla ereditata. Senza molte alternative, e sapendo come si chiama il villaggio natale di Maya, le due ragazze decidono di mettersi in viaggio per trovare la casa e provare a risolvere i loro problemi economici.

Il viaggio rappresenta un progressivo allontanamento dalla realtà e dalla modernità. Nel bus, Maya si sente spesso minacciata dagli sguardi e dai rumori prodotti dagli altri passeggeri. Le sembra anche di vedere dei bambini a bordo strada, in piena notte, in un luogo isolato.

Quando finalmente arrivano al suo villaggio natale, le cose prendono una piega sempre più sinistra. Durante una visita al cimitero alla ricerca delle tombe dei genitori, le due ragazze notano la presenza di molte tombe di bambini morti nel giorno della loro nascita.

Impetigore si muove, per certi versi, nel solco scavato da The wicker man, capolavoro del 1973 con Christopher Lee, recentemente ripreso da Midsommar di Ari Aster.

Tuttavia, riesce a ritagliarsi una propria identità. Lo fa in primis grazie all’ambientazione esotica. Le strade, i villaggi e le foreste indonesiani danno modo a Joko Anwar, il regista del film, di mostrare scorci suggestivi che destano una naturale curiosità nello spettatore, soprattutto in quello occidentale non abituato a quel tipo di contesto.

Inoltre, rispetto ai film citati, si allontana dal punto di vista della motivazione e della ritualità stessa. Se infatti questo particolare filone si configura, in genere, sulla necessità di compiere un sacrificio rituale, magari in un particolare periodo dell’anno, o con una certa frequenza, o coinvolgendo una certa categoria di persone, in Impetigore la minaccia è molto più specifica. Riguarda proprio la protagonista, sebbene lei non ne sia a conoscenza e si ritrovi coinvolta in una vicenda macabra che affonda nel suo passato, fin da prima che nascesse.

Gran parte dell’impegno realizzativo del film viene riposto nella costruzione di un’atmosfera di continua, costante minaccia. Dalla scena di apertura, e fino alla conclusione, Impetigore crea e mantiene una tensione sottile, che non necessita quasi mai di derive volte a regalare agli spettatori facili spaventi.

Da citare è anche la centralità del wayang kulit, il teatro delle ombre, e alcuni spunti di folklore e superstizione locale che contribuiscono ad arricchire il tessuto narrativo di una storia di fantasmi e di vendetta.

Non è tutto positivo, naturalmente. Ci sono in particolare due aspetti meno riusciti del film.

Il primo è l’utilizzo dei flashback per svelare l’origine della maledizione. Vengono riversati sullo spettatore in rapida sequenza, al punto di rischiare di confondere, e soprattutto creando un contrasto molto netto rispetto all’incedere complessivo del film.

A fronte di ciò, bisogna anche dire che i flashback risultano particolarmente suggestivi e ben realizzati.

Di scene evocative il film è ricco, e Joko Anwar ha il merito di sfruttare al meglio l’ambientazione, rendendola qualcosa di più di un semplice luogo. Memorabile, tra le altre, è la scena della camminata notturna nella foresta, illuminata solo dalla luce di una lanterna a olio.

Un altro aspetto di Impetigore che lascia l’amaro in bocca per la scarsa aderenza al resto è il finale. Quando il film sembra essersi concluso, peraltro con un finale coerente e compiuto, ecco fare capolino un’ulteriore scena che, in chiaro contrasto con tutto il resto della pellicola, strizza l’occhiolino al cinema moderno, in particolare americano, con una trovata piuttosto debole e fuori contesto.

In definitiva, Impetigore è stata una bella sorpresa. Può piacere a tutti i nostalgici dei buoni, vecchi film horror, così come a quelli che amano le ambientazioni esotiche, le suggestioni tribali, le storie legate a culture e tradizioni antiche e distanti dalla nostra, e ancora a chi ama il cinema horror costruito con cura, pazienza e mestiere.

Impetigore (2019)
Voto del redattore
7.8
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