Buried – Sepolto (2010)

Anno di uscita
2010
Titolo originale
Buried
Regia
Rodrigo Cortés
Genere
thriller, seppellimento prematuro
Cast
Ryan Reynolds, Ivana Miño
Durata
96'
Paese
Spagna/Australia
Voto
8

Il coraggio, in buona parte degli aspetti della vita, va premiato. Se non ci fossero state centinaia, migliaia di persone coraggiose, probabilmente non avremmo buona parte dei diritti, della libertà e delle comodità che abbiamo oggi. Il coraggio nell’arte è sottilmente diverso: in quel campo si avverte a volte l’obbligo di osare, come se non ci fosse altra strada per lasciare un segno del proprio passaggio, come se l’unico modo per scuotere l’attenzione fosse quello di offrire qualcosa di necessariamente nuovo, originale, mai visto e mai fatto in precedenza.

Rodrigo Cortés si lancia in un esperimento appassionante, originale in ambito cinematografico quanto classico nel panorama horror: il seppellimento prematuro. E’ sufficiente pensare al maestro Edgar Allan Poe, il quale soffrendo di tafofobia – la paura di essere, per l’appunto, seppelliti mentre si è ancora vivi – aveva riversato in più di un suo racconto il terrore che permea chi si trova a vivere una situazione tanto drammatica, claustrofobica e senza via d’uscita. Ma ancor prima di Poe non va dimenticato come tale sintomo sia stato per secoli un’autentica ossessione popolare, a causa dei metodi non sempre scientificamente impeccabili che venivano utilizzati per determinare la morte di una persona. Insomma, il seppellimento prematuro era una minaccia abbastanza concreta, e si temeva come un qualcosa di realmente concreto, non come una macabra fantasia che non si sarebbe mai verificata.

La vera, grande sfida che viene affrontata con Buried – Sepolto è l’avere a disposizione un unico ambiente ed un unico personaggio per tutta la durata del film: la bara, e l’uomo in essa seppellito. Risulta chiaro come sia difficile, in un contesto del genere, mantenere alta la tensione per 90 minuti, non potendo adoperare nessun tipo di forma narrativa ma dovendo rimanere forzatamente ancorati a quella fottutissima cassa di legno seppellita da chissà chi chissà dove e chissà perché.

Paul Conroy, interpretato da un buon Ryan Reynolds ed ottimamente doppiato da Massimiliano Manfredi, si risveglia e si rende subito conto della sua situazione. Nella bara trova un accendino, una piccola borraccia con del superalcolico, ed un telefono cellulare. Sarà quest’ultimo uno dei protagonisti assoluti della pellicola, in quanto Paul intesserà una fitta serie di rapporti sia con quelli che si scopriranno essere i suoi rapitori, sia con chi dovrebbe avere il compito di salvarlo. Il tutto è vissuto come una corsa contro il tempo, poiché l’ossigeno a disposizione non durerà in eterno, anzi…

La pecca fondamentale di Buried, a parere di chi scrive, risiede nelle motivazioni del rapimento: sono stucchevoli i riferimenti al clima politico mediorientale e lo sono altrettanto, nella fase conclusiva, le logiche di business aziendale. Tuttavia, il film per reggere su alcune basi aveva bisogno di una trama e di uno sviluppo che rendesse l’ultima ora e mezza di vita di Paul Conroy interessante da seguire, e quella pensata dallo sceneggiatore Chris Sparling non è, nel complesso, da buttare, ma anzi ha al proprio arco una freccia acuminatissima e dolorosa che scocca nel finale, lasciando di stucco lo spettatore ormai sofferente e provato da quei 90 minuti che anche lui ha trascorso in una situazione di disagio, quasi annaspando.

Un esperimento coraggioso, per tornare al tema dell’incipit della recensione, e che supera senza problemi l’esame. Buried è una pellicola forte ed innovativa, capace di mettere su schermo nella maniera più nuda possibile una delle grandi paure dell’umanità. Lo fa senza ricorrere a stratagemmi, senza puntare su flashback o flashforward, ma anzi trae la sua forza proprio dal suo rimanere saldamente legata alla situazione del qui e ora. Ogni claustrofobico dovrebbe evitarlo come la peste, mentre per tutti gli altri un salto nella bara è caldamente consigliato. Esperienza.

Buried – Sepolto (2010)
Voto del redattore
8
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