Due occhi diabolici (1990)

Anno di uscita
1990
Titolo originale
Two evil eyes
Regia
Dario Argento, George A. Romero
Genere
mistero, soprannaturale
Cast
Adrienne Barbeau, Ramy Zada, Harvey Keitel, Madeleine Potter
Durata
114'
Paese
Italia/USA
Voto
7.5

Due Occhi Diabolici. Ma ancor prima, due giganti nella storia dell’horror cinematografico che danno vita ad una collaborazione. A dirla tutta, l’operazione sa molto di commerciale, dal momento che nel periodo in cui saltò fuori l’idea di questa pellicola, sia Romero che Argento venivano da risultati piuttosto deludenti al botteghino, ed in generale la parabola del cinema horror sembrava in una fase calante che sarebbe poi stata pienamente confermata dal successivo decennio. La curiosità, tuttavia, non poteva che essere alle stelle: dopo un battage di voci che volevano coinvolti nel progetto anche Wes Craven e John Carpenter, ad arrivare fu questo film di quasi due ore composto da due episodi totalmente slegati, ma con un comun denominatore: Edgar Allan Poe.

Il primo episodio, diretto da Romero, si intitola I Fatti Nel Caso Di Mister Valdemar, e narra la vicenda di un anziano uomo in fin di vita e della sua avida e giovane moglie, che sta per ereditare tutto ed è in combutta con un medico, nonché suo amante, praticante l’ipnosi. Il loro scopo è quello di far sì che il vecchio firmi tutte le carte necessarie per lasciare la sua intera eredità alla donna, e per farlo il giovane medico ricorre all’ipnosi, che gli permette di controllare totalmente la volontà del vecchio. La cosa sorprendente però accade nel momento in cui l’anziano muore: costretti a tenere nascosta la notizia per attendere la fine delle pratiche burocratiche, i due complici nascondono il corpo in una vasca ghiacciata nello scantinato. Ben presto, da quel corpo morto prenderanno ad elevarsi lamenti, prova che la morte, avvenuta mentre era in stato ipnotico, ha preso il suo corpo ma non la sua coscienza.

Calando il racconto di Poe in un contesto contemporaneo e permeato di avidità e mancanza di valori e di sensibilità, Romero costruisce una vicenda tesa con un buon crescendo, senza rinunciare alla figurazione iconica zombesca a lui tanto cara. Non tralascia nemmeno uno spruzzo di moralismo di troppo, a dirla tutta, particolarmente evidente nel fotogramma conclusivo dei dollari insanguinati, ma il vero appunto che si può muovere al suo lavoro, complessivamente buono, è il suo essere scolastico ed un po’ troppo da produzione televisiva.

Quando a scendere in campo è invece Dario Argento, signori, che per l’occasione si appiglia al classicissimo Il Gatto Nero, la musica cambia. Anche in questo caso il racconto originale viene rivisto in chiave moderna, ma Argento, coadiuvato nella stesura della sceneggiatura da Franco Ferrini, va oltre. La trama è presto enucleata: un fotografo specializzato in foto macabre scattate sui luoghi dei delitti va in paranoia quando la sua compagna porta in casa una gatta nera, dalla quale finirà per essere ossessionato. Non sarà sufficiente ucciderla, perché la gatta continuerà a manifestarsi portando l’uomo alla perdita del controllo assoluta.

Nel suo episodio, il regista romano si diverte ad inserire citazione, legate sempre a Poe: basti pensare alla sequenza d’apertura, con il famoso pendolo, ed al nome del protagonista, Usher. Ma la cosa che sorprende è la potenza vivida con la quale riesce a tratteggiare la progressiva ossessione dell’uomo, che precipita in un baratro senza via d’uscita fatto di incubi ed allucinazioni. Il tutto con la costante presenza della creatura inspiegabile, il gatto che ritorna dalla morte, come una strega che continua a reincarnarsi perpetuamente. Grandioso l’incubo ambientato nel Medioevo, ed altrettanto la parte finale, un crescendo di follia che porterà l’uomo incontro al suo fatale destino.

Un Argento in grandissimo spolvero dà alla luce quello che è ad ora – e, temiamo, tale rimarrà – il suo ultimo capolavoro. Se dall’altra parte Romero si limita ad un compitino di mestiere, positivo nel complesso ma di certo non memorabile, l’alfiere dell’horror made in Italy regala un gioiellino che rende assolutamente imprescindibile agli appassionati del genere la visione di questa pellicola. Il voto finale, per quanto possa valere, va inteso a grandi linee come la media dei voti dei due episodi.

Due occhi diabolici (1990)
Voto del redattore
7.5
Voto dei lettori0
0
7.5
Altri articoli
Il quarto tipo (2009)