Dylan Dog – Il film (2011)

Anno di uscita
2011
Titolo originale
Dylan Dog: Dead of the night
Regia
Kevin Munroe
Genere
vampiri, licantropi
Cast
Brandon Routh, Sam Huntington, Anita Briem, Peter Stormare
Durata
103'
Paese
USA
Voto
4.5

Una produzione americana ispirata ad un fumetto italianissimo è una bella gratificazione e rende anche piuttosto orgogliosi. Dylan Dog, vero e proprio fumetto di culto soprattutto negli anni ’90, arriva sul grande schermo dopo una prima comparsata nelle vesti non proprio consone di becchino in Dellamorte Dellamore. In realtà in quel caso non si trattava del personaggio Dylan Dog, ma di uno comunque immaginato dalla mente – all’epoca – fertile di Tiziano Sclavi, che successivamente rimodellò il protagonista che divenne il finale personaggio del fumetto. Stavolta invece ci troviamo di fronte ad una vera trasposizione su pellicola dell’indagatore dell’incubo ma, come non si tarderà a capire guardando il film, non si tratta neanche lontanamente di una riproposizione fedele né delle atmosfere della serie né del target delle storie che siamo stati abituati a leggere.

Dylan vive a New Orleans e di mestiere fa l’investigatore privato. Si, proprio quelli impegnati a pedinare mogli o mariti infedeli ed a fornire le prove dei tradimenti. Già immagino gli occhi strabuzzati che, chi tra voi è familiare col fumetto, avrà fatto. Ma come si diceva in apertura, non essendo il film una vera e propria ricostruzione fedele, è bene cercare di analizzarlo per ciò che è piuttosto che per quello che avrebbe dovuto – o avremmo sperato – essere. Se non siete disposti a questo “esercizio”, è bene chiudere subito questa recensione e non pensare nemmeno lontanamente di avvicinarsi al film. E’ bene dirlo subito infatti: per gli amanti della serie quest’opera di Kevin Munroe non può che rappresentare una totale delusione nonché, per certi versi, quasi un insulto alla serie. Dicevamo…scordiamoci Groucho, l’assistente ironico e vulcanico, qui sostituito da Marcus, personaggio che nel corso della trama si evolverà per diventare una simpatica spalla zombie. Una volta presentato l’attuale lavoro di Dylan ed i casi di cui si occupa, chiaramente la trama virerà su lidi più orrorifici proponendo il caso di una uccisione violenta che, a parere di Dylan stesso, è opera di un lupo mannaro. Inizialmente restio ad occuparsi del caso per via di oscuri riferimenti al passato, l’investigatore finirà per farsi coinvolgere nel momento in cui il suo amico ed assistente Marcus verrà anch’egli ucciso. Rispolverata la camicia rossa e la giacca nera d’ordinanza, Dylan si getterà alla ricerca dei motivi di quegli omicidi, svelando man mano un contesto di clan di vampiri rivali di clan di licantropi (Underworld?) e di gruppi di morti viventi stralunati e che si riuniscono in sedute sul modello degli alcolisti anonimi. In questo scenario Dylan pare muoversi benissimo, dimostrando di conoscerlo alla perfezione, e ben presto spiegherà qual era in passato il suo ruolo, ovvero quello di ispettore super partes volto a proteggere i cosiddetti mostri da sé stessi, nei casi in cui venivano meno al rispetto delle regole.

Come ben si può evincere da questa sommaria descrizione, il focus del film è quello di presentare un mondo in cui i mostri vivono e si confondono tra noi, e si combattono tra di loro in nome di antiche rivalità o di possesso di mitologici manufatti. Dylan è un personaggio fortemente nichilista e con una ferita enorme dentro, causata da un dramma avvenuto qualche anno prima. La sua psicologia è tagliata con l’accetta, ed è piuttosto monocorde nel suo essere sempre e comunque imperterrito e privo di emozioni. La qualità dei dialoghi è a tratti quasi imbarazzante, soprattutto quando si svolgono con i mostri. Alcuni momenti trash mica da ridere, giusto per rendere l’idea. Un vampiro viene bloccato ed interrogato da Dylan, e ad una sua domanda scomoda risponde “Mordimelo”. A Marcus zombie viene staccato un braccio e prende ad usarlo come oggetto contundente, portandoselo poi fieramente in spalla a mo’ di mazza da baseball. C’è una trovata che invece ho trovato divertente, quella del body shop, dove gli zombie vanno ad acquistare pezzi di ricambio quando alcune parti del loro corpo marciscono.

Dare un giudizio è quasi superfluo, poiché il film è inaccettabile dal punto di vista di chi conosce ed ama il fumetto, e mediocre per chi lo guarda senza avere idea del mondo a cui si ispira. E’ evidente il tentativo di elaborare il personaggio ed il mondo in cui si muove in modo da renderlo adatto ad una narrazione cinematografica, ma mi sento di dire che questo tentativo ha finito per produrre un risultato in cui a vincere è la mancanza di originalità ed un’americanità di contesto e dialoghi che finiscono per rendere ancora più banale una trama già di suo assai traballante. Occasione persa, insomma. A conclusione di questa recensione, mi sento di fare una considerazione personale. Il vero rimpianto è che un regista italiano non abbia pensato, o non abbia avuto modo, di girare un film su Dylan Dog nei primi anni Novanta, quando la serie era nel suo periodo di massimo splendore e Tiziano Sclavi – il suo creatore, peraltro omaggiato nel film – non era ancora entrato nel suo periodo di totale stasi creativa. Sono abbastanza certo del fatto che ne sarebbe uscito un film fedele e di tutt’altro spessore. Ma è inutile piangere sul sangue versato.

Dylan Dog – Il film (2011)
Voto del redattore
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