Halloween – La notte delle streghe (1978)

Anno di uscita
1978
Titolo originale
Halloween
Regia
John Carpenter
Genere
slasher
Cast
Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, P.J. Soles, Nancy Loomis
Durata
88'
Paese
USA
Voto
9

“Malocchio e gatti neri, malefici misteri
il grido di un bambino bruciato nel camino
nell’occhio di una strega, il diavolo s’annega
e spunta fuori l’ombra: l’ombra della strega!
La vigilia d’Ognissanti han paura tutti quanti:
è la notte delle streghe!
(Chi non paga presto piange!)”

L’infantile filastrocca, qui presentata nella versione italiana, è recitata dai bambini la notte della vigilia di Ognissanti, ormai nota a livello mondiale come la notte di Halloween. Le origini di questa festa sono lontanissime, radicate nei culti pagani, ed hanno resistito alla prova del tempo trasformandosi però in festa puramente spettacolare e commerciale. John Carpenter, ingaggiato per girare un film su un maniaco omicida che dava la caccia alle babysitter, ebbe l’idea di ambientare la vicenda nell’arco di una sola notte, quella di Halloween per l’appunto, e diede vita ad un film a basso costo – solo 325’000 dollari – che riscosse un clamoroso successo ed aprì le porte al filone degli slasher movie, che da quel momento in poi imperversarono nelle produzioni horror dopo aver visto la luce grazie al genio di Mario Bava e del suo Reazione a catena. Ma è innegabile che fu con Halloween – La notte delle streghe che il genere attecchì ed esplose su scala mondiale.

Il prologo è una perla. E’ la notte di Halloween del 1963 e nella cittadina di Haddonfield una ragazza, sfruttando la temporanea assenza dei genitori, invita il proprio fidanzato in casa. Dalla finestra qualcuno spia i loro amoreggiamenti ed entra in cucina armandosi di coltello. Attende al buio che il ragazzo vada via, dopodiché segue la ragazza al piano di sopra e la uccide a coltellate. Il tutto viene mostrato attraverso gli occhi dell’assassino, attraverso una maschera. Dopo l’omicidio, esce di casa proprio quando stanno rientrando i genitori della vittima, che si avvicinano a lui togliendogli la maschera. E’ in quel momento che l’inquadratura torna esterna alla sua vista e mostra un bambino con un coltello insanguinato in mano. Ad uccidere Judith Myers è stato il fratellino Michael, di soli 6 anni.

A distanza di quindici anni ritroviamo Michael internato in un ospedale psichiatrico. A fine ottobre del 1978 il dottore che aveva seguito il suo caso, Sam Loomis, sta ritornando presso la clinica assieme ad un’infermiera. E’ notte e piove fitto, e quando arrivano vedono i pazienti che si aggirano nel cortile riservato alle loro ore d’aria, sotto la pioggia. La scena è particolarmente d’effetto. Mentre Loomis scende per aprire il cancello, l’infermiera viene assalita da uno dei pazienti, che salta sulla vettura e comincia a picchiare colpi contro i finestrini. La donna fugge via e l’uomo ne approfitta per salire in macchina e fuggire. Inutile dire che si tratta proprio di Michael Myers, diretto ad Haddonfield per chissà quale scopo. Viene inevitabile chiedersi come sia possibile che un ragazzo internato all’età di 6 anni e mai uscito dalla clinica psichiatrica sia capace di guidare, ma a questa domanda non verrà mai fornita una risposta.

Intanto ad Haddonfield alcune compagne di scuola si stanno organizzando per la serata. Due di loro lavoreranno come babysitter, mentre l’altra approfitterà del loro aiuto per appartarsi con un ragazzo. Laurie, interpretata da una giovanissima Jamie Lee Curtis qui al debutto sul grande schermo e nel genere che le avrebbe portato tanta fortuna e notorietà, è la più casta delle tre, e si sente spesso osservata o spiata dagli uomini, coi quali sembra temere ogni forma di rapporto. Nel corso della serata, ancora una volta proprio quella di Halloween, una minacciosa ed oscura presenza, un uomo massiccio col viso coperto da una maschera bianca, si concentrerà proprio sulle tre ragazze, seminando il terrore. Sulle sue tracce non mancherà di esserci il dottor Loomis, che si sente responsabile della sua fuga e che conosce l’estrema pericolosità del soggetto.

Halloween formalizza le regole degli slasher in maniera perfetta. Un assassino inarrestabile, forte, spietato; delle vittime ignare che vengono uccise una alla volta, generando ulteriore terrore nei superstiti che sentono stringersi sempre più il cappio intorno al collo; un luogo ristretto, dai contorni ben definiti, nel quale tutta la vicenda si svolge. Con questi semplici elementi Carpenter dà vita ad un film che trasmette tensione ed impotenza di fronte al male, qui incarnato in un assassino privo di qualsiasi tipo di caratterizzazione ma che forse anche per questo risulta ancor più terrificante: privo di motivazioni, privo di un lato umano, privo di un volto, risulta essere una vera personificazione della malvagità.

Tra le scene indimenticabili, oltre al già citato e shockante prologo, c’è il ritrovamento da parte di Laurie del corpo dell’amica Annie: è stesa su un letto alla testa del quale l’assassino ha poggiato la lapide di Judith Myers, che precedentemente aveva divelto dal cimitero.

Per lungo tempo Halloween è stato il film indipendente di maggior successo nella storia del cinema. Costato poco più di 300’000 dollari, ne ha incassati 47 milioni. La campagna pubblicitaria fu incentrata sulla partecipazione di Donald Pleasance, qui nei panni di Sam Loomis ma già molto noto per il suo ruolo di antagonista di James Bond nel film Agente 007: Si Vive Solo Due Volte, e di Jamie Lee Curtis la quale, sebbene non fosse ancora particolarmente famosa, era la figlia di Janet Leigh, che aveva recitato in Psyco di Alfred Hitchcock. Diede vita ad una valanga di seguiti ed epigoni, oltre che ad un remake girato da Rob Zombie che segue fedelmente lo svolgimento dell’originale aggiungendo però una caratterizzazione del Michael Myers bambino in modo da rendere più chiaro ed umano il personaggio.

E’ difficile trovare difetti in un film del genere. Certo, si potrebbe parlare di un livello recitativo non sempre soddisfacente, di qualche errore secondario, di un’ingenuità di fondo nelle parole del medico Loomis, eppure nulla di tutto questo riesce a scalfire un’opera che, al di là della sua indubbia rilevanza storica, risulta essere ancora oggi inquietante pur nella sua semplicità, avvalendosi anche di una splendida colonna sonora composta dallo stesso Carpenter, il cui main theme è sicuramente annoverabile tra i più noti della storia del cinema horror.

Tra le influenze, alcune delle quali citate nel film, ci sono Howard Hawks, il produttore de La Cosa Da Un Altro Mondo, così come i nostrani Mario Bava e Dario Argento. E’ questo il primo lavoro che mette realmente in mostra il talento registico di Carpenter, basato su luci e colonna sonora minimali, camera quasi sempre statica, in un modo di fare cinema che è più sostanza che forma. Visione, in definitiva, assolutamente necessaria per comprendere l’evoluzione del genere e per conoscere uno dei registi di maggior rilievo in ambito horror.

Halloween – La notte delle streghe (1978)
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