Hard candy (2005)

Anno di uscita
2005
Titolo originale
Hard candy
Regia
David Slade
Genere
thriller
Cast
Ellen Page, Patrick Wilson, Sandra Oh, Jennifer Holmes
Durata
103'
Paese
USA
Voto
7

Sebbene rientri solo di striscio nel genere e nelle tematiche affrontate su Creepy Visions, Hard Candy, opera prima di David Slade, già visto all’opera su queste pagine con 30 Giorni Di Buio, ha saputo ritagliarsi uno spazio per via di una sapiente realizzazione, capace di tener viva l’attenzione per tutta la sua durata.

Il film si apre con l’inquadratura del monitor di un computer, e si leggono alcune righe di chat tra un ragazzo ed una ragazza che si mettono d’accordo per incontrarsi finalmente dal vivo. Lei è una quattordicenne solo apparentemente impacciata e timida, lui un disinvolto ed educato fotografo. La differenza di età? 19 anni. La ragazzina ben presto inizia a mostrarsi più disinibita di quanto lasci pensare la sua entrata in scena, riesce a farsi portare a casa di Jeff, lo droga e lo lega ad una sedia. Prende quindi il via una lunga ed ossessionante tortura psicologica per lui, una devastante discesa nelle sue turbe mentali e dietro la sua facciata di ragazzo per bene. Hayley farà cadere la sua maschera, mettendo in mostra la sua vera identità, quella di pedofilo.

Il tema è delicato, e Slade riesce a trattarlo senza cadere nella denuncia scontata e molliccia, anche in virtù di una storia che in buona misura è incentrata sul disagio mentale di Hayley, che con l’evolversi della vicenda dimostra in misura sempre crescente la sua follia. Sostanzialmente deludente il fatto che lei si erga a paladina delle bambine e ragazzine adescate su internet da pedofili.

Il merito principale di questa pellicola risiede nella capacità di attirare l’attenzione nonostante per l’ora e quaranta di durata sullo schermo ci siano sempre e solo Hayley e Jeff: ciò è reso possibile dagli ottimi dialoghi, davvero ben scritti e credibili, capaci inoltre di mettere in risalto i caratteri dei personaggi coinvolti. Interessante anche la sequenza della castrazione, che serba però una sorpresa che non intendiamo svelare.

Bene, questo è in poche parole Hard Candy: nessuno squartamento, zero sangue, nessun mostro, tensione bassa, trama da thriller psicologico. A voi giudicare se la scelta di trattarlo su queste pagine sia stata giusta o meno, ma la cosa certa è che un film così raramente capita di vederlo, ragion per cui è consigliato un po’ a tutti gli amanti del cinema, anche agli sfegatati dell’horror, che con Hard Candy potranno regalarsi una buona variazione sul tema.

Hard candy (2005)
Voto del redattore
7
Voto dei lettori0
0
7
  1. Io l’ho visto ieri sera su Infinity (mi sembra: ho tre siti che sto provando e quindi faccio zapping telematico).
    Fa parte del filone iniziato con “Misery non deve morire” (se non è stato il primo, sicuramente uno dei più famosi); cioè l’aguzzino che tiene prigioniero un “poveretto/poveretta”. L’unica nota positiva è il ribaltamento della prospettiva. Qui chi è l’aguzzino dovrebbe essere il buono, e chi è soggetto a “torture” è il cattivo. Peccato che non funzioni. Non funzioni, perché solitamente si partecipa con la vittima, nella speranza che si liberi e si vendichi in maniera “cruenta e finale” verso il suo carceriere (si veda ad esempio “l’Ultima casa a sinistra”, oppure “La ragazza della porta accanto”.
    Qui invece dopo un certo lasso di tempo, in cui si crede che il tutto sia solo un “errore” del carceriere, si scopre ben presto (troppo) che non c’è nessuno errore. Quindi si sta li ad aspettare che qualcosa accada… Non sapendo per chi parteggiare in verità (questo problema “Morale – Psicologico” è un altro aspetto positivo della pellicola).
    Ci sono poi parti troppo inverosimili, perché siano vere:
    1- Una quattordicenne che da sola, mentre la polizia brancola nel buio, riesce a trovare, non uno, ma due pedofili che hanno rapito e ucciso una ragazza che (da quello che si capisce) stanno ancora cercando.
    2 – Una quattordicenne che riesce a imbastire una trappola perfetta, controllando i movimenti dei vicini di casa, le abitudini della “vittima”.
    3- Una quattordicenne che opera chirurgicamente una persona, leggendo solo dei libri di testo.
    4- Il modo in cui con milioni di chat room, riesca a trovare il colpevole giusto, non un pedofilo qualsiasi, ma quello giusto.
    5- L’estrema crudeltà della ragazzina, che neppure un Killer della mafia credo possa avere a quell’età.
    6- Il modo in cui scopre che, chi sta chattando con lei, stia copiando dei commenti positivi dalle recensioni di Amazon, per fare colpo e abbassare le difese della vittima di turno e da li capire che sia un pedofilo e non qualcuno che voglia fare colpo su di lei.
    7- Trova la cassaforte e al sua combinazione nel giro di 30 minuti, se non di meno.

    Insomma se il ribaltamento delle parti funziona come primo step di “spiazzamento” verso il pubblico, man mano che si va avanti si scoprono decine di particolari che non funzionano. I metodi psicologici del pedofilo, vengono usati dalla stessa ragazzina, mentre lei recrimina su questo atteggiamento falso, non si rende conto che li sta usando a sua volta… Ok è una ragazzina, ma solo per quell’aspetto? la distinzione tra bene/male di quello che sta facendo invece non l’ha.

    Risulta quindi che la ragazzina sembra disturbata. Sembra un genio a cui hanno fatto girare le palle, e che è in grado di vendicarsi solo perché ne ha voglia. Solo una frase riportata anche in Wikipedia ha un senso in tutto il film, ed è anche un monito: (parafrasando): “Non è che perché una quattordicenne, si comporta e si atteggi come una donna adulta, sia poi disposta, e voglia fare, quello che farebbe una donna adulta”.
    Peccato che la protagonista lo fa: si vendita sadicamente di una persona, quindi forse tanto bambina non lo è…

    Insomma spunti di riflessione ce ne sono, ma a ben vedere alcune lacune della trama rendono a freddo, già dopo la prima parte, il film meno godibile.

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