I spit on your grave – Non violentate Jennifer (1978)

Anno di uscita
1978
Titolo originale
I spit on your grave
Regia
Meir Zarchi
Genere
rape and revenge, exploitation
Cast
Camille Keaton, Eron Tabor, Richard Pace, Anthony Nichols
Durata
100'
Paese
USA
Voto
8.5

Sporco e splendido. Non trovo due aggettivi che più si addicano a I Spit On Your Grave. Controverso, senza dubbio; figlio degli anni Settanta e de L’Ultima Casa A Sinistra, vero anche questo. Ma quel che più conta è il modo secco, diretto e reale che Zarchi adotta per gettare sullo schermo l’atrocità dello stupro, che rimane attaccato allo spettatore e ferisce.

Mettiamolo subito ben in chiaro: il film è stato rimaneggiato dalla censura, ragion per cui ci perdiamo alcuni passaggi, specialmente quelli più crudi e disturbanti delle lunghe sequenze dello stupro. La domanda da porsi è: erano così necessarie nell’economia del film? Il dibattito è aperto. C’è che ritiene che un film del genere viva essenzialmente proprio su quell’elemento; e chi, come il sottoscritto, ritiene sufficiente quanto visto, nella misura in cui lo spettatore riesca a recepire le sensazioni, il terrore ed il pudore infranto di una donna stuprata. Io l’ho percepito, l’ho sentito addosso e mi è bastato ciò che ho visto.

Il filone di I Spit On Your Grave è quello del rape and revenge, quello a cui appartiene un film che può essere considerato come suo “padre”, ovvero il debutto di Wes Craven L’Ultima Casa A Sinistra. Come il nome stesso del sottogenere lascia intendere, si tratta di storie caratterizzate dallo stupro ai danni di una ragazza, ed alla conseguente vendetta, da parte di un amico/familiare o, come nel caso in questione, dalla vittima stessa. Jennifer, trasferitasi per il periodo estivo in una casetta di campagna di un piccolo paese, per ricercare la tranquillità e poter scrivere un romanzo, viene adocchiata da un gruppo male assortito di ragazzi del posto, due sfaccendati, un ritardato ed un altro che esercita il controllo sugli altri.

Dagli infantili tentativi di mettersi in mostra dandole fastidio ed avvicinandosi alla sua casa, al momento in cui la aggrediranno realmente, il passo non è lunghissimo. E del gruppo farà parte anche Matthew, il ragazzo ritardato, buono ed “affezionato” a Jennifer, ma incapace di tirarsi indietro dal branco. Ha inizio dunque la lunga sequenza dello stupro, originariamente lunga circa 25 minuti. Uno dei motivi per cui rimane tutto così maledettamente impresso l’ho realizzato solo mentre scorrevano i titoli di coda, poiché non me ne ero reso conto prima: non esiste colonna sonora. Nulla. Minimalismo totale, solo i rumori dei colpi, le urla, i gemiti, le risate.

Termina dunque la prima parte della vicenda, quella in cui Jennifer è vittima, ed inizia la seconda metà del film, quella che finirà per far godere tutti quelli che hanno sofferto con lei. La ragazza, con una determinazione fortissima, magari anche un po’ irreale, attirerà uno dopo l’altro i suoi quattro assalitori, vendicandosi in maniera implacabile e cruenta. Rape and revenge, appunto, con una partecipazione emotiva intensa: si passa dal dolore e dal disturbo della prima parte, all’odio maturato ed al desiderio di punire chi si era macchiato di quell’orrendo e vile atto chiamato stupro. Non per tutti, questo è chiaro come il sole, ma ottimo, assolutamente al top del suo filone, un film derivativo per certi versi ma forte di una sua selvaggia e sanguigna poetica. A parere di chi scrive, non si può minimamente considerare un film che promuove in alcun modo la violenza sulle donne, come da alcuni critici forse troppo benpensanti è stato accusato. Al contrario, il messaggio è fortemente femminista, basti pensare alla caratterizzazione deplorevole del branco, ed alla vendetta perpetrata con pieno successo da Jennifer. Cult, senza dubbio. Non perfetto, ma un cult.

I spit on your grave – Non violentate Jennifer (1978)
Voto del redattore
8.5
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8.5
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