Il bosco 1 (1988)

Anno di uscita
1988
Titolo originale
Il bosco 1
Regia
Andrea Marfori
Genere
b-movie, soprannaturale, splatter
Cast
Coralina Cataldi Tassoni, Diego Ribon, Luciano Crovato, Elena Cantarone
Durata
85'
Paese
Italia
Voto
4

Su questo film probabilmente avrete già letto di tutto e di più, essendo ormai divenuto, a suo modo, un autentico cult. Ma è altresì probabile che invece, non essendovi mai avventurati nel turbine dei film di serie B, non vi siate mai imbattuti nell’opera prima di Andrea Marfori. In ogni caso, rappresenta un passaggio imprescindibile per una testata dedicata all’horror e non poteva mancare una recensione dedicata a questo prodotto che nel corso degli anni ha saputo guadagnarsi, nel bene e nel male, un vero e proprio seguito di fans.

Partiamo con un po’ di storia: siamo nel 1987 e un gruppo di giovani studenti di cinematografia, capeggiati dal volenteroso Marfori, si avventura nel tentativo di realizzare un film di genere. Il budget ovviamente è pressoché inesistente e le uniche cose sulle quali i nostri possono contare sono le idee, l’entusiasmo e la passione. Pochi mesi dopo aver realizzato un corto, o pre-film come il suo autore ama chiamarlo, dal titolo Gorysand, la troupe si recò nella Lessinia, territorio tra le province di Vicenza e Verona, dove girarono per una settimana tutta la parte ambientata nel paesino, di nome Giazza, e nel suo cimitero. Il cast è ridotto all’osso, dal momento che lo script presenta soltanto cinque personaggi e nessuna comparsa. Negli 85 minuti troveranno spazio anche alcune scene tratte dal corto, incastrate alla meno peggio e senza grande senso nello sviluppo della trama. Ma come stiamo per scoprire, in realtà è la storia nella sua interezza a non avere senso, finendo per diventare un festival di assurdità adorabili.

Per mettere ordine, introduciamo la trama. Cindy è una giovane ragazza americana in gita in Italia. A Venezia incontra Tony e scocca la scintilla. I due trascorrono lì dei giorni felici insieme, e ce lo raccontano con delle voci fuori campo all’inizio del film, mentre scorrono le polaroid dei due ragazzi insieme nella città lagunare. A quel punto il ragazzo ha una grande idea, quella di proseguire la loro tournée amorosa sulle Alpi, recandosi nel paese più anonimo e insulso che si possa immaginare. Come lo stesso regista afferma nel documentario allegato al film – e di cui parleremo in seguito – il paese era anche completamente deserto, creando una strana atmosfera sospesa. Comunque sia, mentre i ragazzi percorrono la strada verso l’ameno paesello, incappano in una ragazza che dice di essere sotto minaccia. Arva, questo il suo nome, ha un aspetto curioso ed inquietante, oltre a degli occhi cerchiati di nero che da soli sarebbero bastati a filare via senza pensarci due volte. Anche perché lo spettatore è già a conoscenza della sua natura diabolica: nel prologo, infatti, la ragazza amoreggia in una casetta nel bosco con un povero contadino di nome Fango, in una scena dal gusto erotico aberrante, e nel mentre estrae un artiglio dalla vagina che utilizza per strappare i testicoli all’uomo. Senza una ragione che sia una, per giunta. Dopo avergliele strappate, la donna se la ridacchia un po’ e intanto Fango muore, nel giro di nemmeno due minuti. Ma non temete, tornerà in versione zombi/mummia per seminare il panico qua e là.

Torniamo alla nostra adorata coppia: giunti nel paesino, incrociano Algernoon, unico altro essere vivente che vedremo per tutto il film. Si tratta di un personaggio fenomenale ed indimenticabile, un sedicente scrittore horror che racconta storie non richieste e senza un perché, forse con lo scopo, da parte degli autori, di creare un’atmosfera cupa e tesa. Straparla e fa il tutto con una mise terrificante: camice medico bianco sopra un abito elegante, caschetto e occhialoni da motociclista degli anni Quaranta, e per non farsi mancare nulla per parlare necessita di una macchinetta attaccata alla gola. Una festa solo vederlo, ma sentirlo è meraviglioso: spunta in diverse occasioni, sempre senza un motivo e iniziando a parlare a sproposito. Racconta ad esempio la leggenda dei Cimbri, una popolazione che ha vissuto realmente in quei luoghi, che nel film assume i connotati di un popolo dedito ai riti volti ad evocare forme demoniache. Tranquilli, il tutto non avrà un nesso con nulla di quanto accadrà.

La prima metà del film, dunque, è quella maggiormente dedicata alla creazione di atmosfere più o meno tese e inquietanti. Il seguito è un autentico festival di assurdità e di splatter. Le strega Arva, coi denti da vampiro, controlla lo zombi eunuco Fango, perseguendo chissà quale fine. I nostri piccioncini, invece, si avventurano nel bosco vicino al paesino, rimanendoci bloccati per la notte ed entrando dunque in pieno territorio nemico, alle prese con la strega e il suo zombi. Ovviamente rispunterà anche Algernoon per aiutare i giovani, ma la sua fine non sarà felice. Tra artigli che escono dalla vagina, un erotismo orripilante, mani che vengono staccate con un macigno lanciato contro, teste mozzate e portate in giro a mo’ di lanterna, canne da pesca usate per uncinare persone, la protagonista, Cindy, col suo marcatissimo accento italoamericano e le sue fughe ridicole…insomma, non esiste un solo aspetto privo di assurdità, con sequenze ricche di dialoghi e comportamenti incredibili.

Impossibile raccontare tutto, il film va guardato per comprenderne la caratura. Si va oltre tutto quello che possiate immaginare. Tutto è portato all’estremo ed è un mix di ingenuità, mancanza di mezzi, insensatezza della sceneggiatura, pochezza di trama. Insomma, un film trash in ogni suo aspetto, ma la cui somma di elementi finisce per avere un magnetismo inspiegabile, e che ha anche un suo fascino malato. Inequivocabili i richiami a La Casa di Sam Raimi, che oltre all’abbozzo di trama viene omaggiato anche con l’utilizzo della steadycam, di cui Marfori abusa e che – ma che ve lo ripeto a fare? – non ha una collocazione molto chiara nell’economia della vicenda.

Uscito nelle sale americane grazie alla Troma col titolo Evil Clutch, il film si presenta curioso e divertente fin dal titolo, Il Bosco 1, che gioca con la moda dei seguiti che già all’epoca era diffusissima. Di difficile reperibilità, il film è stato ristampato nel 2013 ad opera dello stesso autore, in una collector’s edition che festeggia i venticinque anni dalla sua uscita. Tale dvd è stato prodotto in 300 copie, numerate e autografate dal regista una per una, e oltre al film offre un secondo dvd contenente un interessante documentario che mostra alcune immagini della visita organizzata sui luoghi del film, con Marfori e un gruppo di fan, e una lunga intervista in cui Marfori stesso parla del film, della sua storia e dei vari retroscena.

Sia ben chiaro: il film è terribile. Veramente una cosa assurda per trama, costruzione e recitazione. Eppure ha una sua estetica. Io non riesco a spiegarvi come e perché, ma la visione di questo film mi affascina e rapisce, pur nel suo clima così allucinato e incredibile. E’ così genuino che non riesco a non adorarlo. Non posso assegnare un voto alto perchè sarebbe fuorviante per chi non dedicasse tempo alla lettura della recensione, e perché il valore effettivo rimane bassissimo, eppure tra i trash e i film sgangherati si ritaglia un suo posto al sole, a partire dal titolo e finendo con l’invocazione finale, insensata come tutto il resto, di Cindy ad un presunto dio della luce. So bad it’s so good.

Nota: nel dvd esiste una sorta di curioso teaser che vede la presenza di Marfori e di un pupazzo da lui manipolato, alle prese con una discussione sul film e sul suo seguito. Già, sembrerebbe proprio che ci sia in programma la realizzazione de Il Bosco 2. Veniva annunciata come data di uscita la primavera 2014. Inutile dirvi che non attendiamo altro.

Il bosco 1 (1988)
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