L’uomo lupo (1941)

Anno di uscita
1941
Titolo originale
The wolf man
Regia
George Waggner
Genere
licantropi, gotico
Cast
Lon Chaney jr, Claude Rains, Patric Knowles, Bela Lugosi
Durata
67'
Paese
USA
Voto
7

La Universal, tra gli anni Trenta e Quaranta, ha lasciato un segno indelebile nell’intera storia del cinema horror, portando sul grande schermo buona parte delle creature mitologiche, folkloristiche e letterarie che popolano l’immaginario orrorifico a noi noto. E chiaramente, dopo varie pellicole sul conte Dracula e sul mostro di Frankenstein, non poteva mancare un film dedicato alla figura del licantropo. Tuttavia, va specificato che non si tratta del primo tentativo di sfruttare tale creatura nel mondo del cinema: nel 1935, infatti, la stessa Universal aveva prodotto Il Segreto Del Tibet, film che raccolse pochi consensi. Ed è forse proprio per tale motivo che, pochi anni dopo, decisero di riprovarci.

Larry Talbot ritorna nel suo villaggio dopo alcuni anni e conosce una ragazza della quale si invaghisce immediatamente. Una sera accompagna lei ed una sua amica presso degli zingari accampati in un vicino bosco per la curiosità di farsi leggere la mano, ma la serata prenderà una pessima piega nel momento in cui l’amica di Gwen viene assalita da un lupo. Larry si avventa sull’animale, viene morso ma riesce ad ucciderlo usando il pomo d’argento del suo bastone, mentre per la ragazza non c’è più nulla da fare. Il mattino seguente, sul petto del giovane non ci sono tracce del morso della notte precedente, mentre nel bosco, di fianco al suo bastone, non viene trovato un lupo, ma Bela lo zingaro, colui dal quale la vittima si era fatta leggere la mano e dal quale era stata allontanata bruscamente quando l’uomo aveva visto un segno a forma di pentagramma sulla mano della ragazza.

La vicenda appare misteriosa ed i primi sospetti iniziano ad addensarsi sul capo di Larry, che la sera seguente si trasforma per la prima volta in lupo mannaro. Il trucco utilizzato fa scappare un sorriso, poiché l’aspetto del licantropo è tutto fuorché ferino ed inquietante. Tuttavia, è indubbia l’abilità nel rendere l’angoscia della comunità ed anche il risvolto umano di Larry stesso, che è pienamente consapevole della sua natura e nutre dei sentimenti puri che lo portano a voler fare il possibile per salvare le persone a cui tiene da sé stesso. Il finale sarà tragico e drammatico, seguendo il fatalismo che pervade l’intera storia.

La sceneggiatura de L’Uomo Lupo è semplice ed essenziale, e riesce in poco più di un’ora a racchiudere gli elementi necessari per confezionare un buon horror: il bosco buio e con la classica nebbia superficiale, una creatura sovrannaturale appartenente al folklore ed alle credenze popolari, un piccolo villaggio in preda all’angoscia ed alla paura, il dramma di un uomo cosciente di ciò che è diventato ma incapace di gestire la situazione. L’ingenuità con cui il tema è trattato è allo stesso tempo un punto di forza ed un limite della pellicola di Waggner, che ha il pregio di dare un ritmo sufficientemente agile ma al contempo non riesce ad evitare alcune stucchevoli situazioni. Un classico senz’ombra di dubbio, omaggiato pochi mesi fa con il remake Wolfman.

L’uomo lupo (1941)
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