La casa (2013)

Anno di uscita
2013
Titolo originale
Evil dead
Regia
Fede Alvarez
Genere
splatter, case maledette
Cast
Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas
Durata
91'
Paese
USA
Voto
7

Non ho mai prestato particolar attenzione ai remake, tendo a considerarla una pratica rivolta quasi esclusivamente allo sfruttamento di un brand arcinoto che porta facili incassi. Ritengo tuttavia importante che le nuove generazioni, in particolare chi non ha ancora affrontato un percorso a ritroso per scoprire i classici del genere, abbia un modo semplice e fruibile per conoscerli, anche attraverso una rivisitazione in chiave moderna, che possa successivamente portarli ad approfondire e a incuriosirsi. La premessa, valida in senso assoluto, vale fino a un certo punto con La Casa, remake del quale ci occupiamo quest’oggi e che vede come produttore e motore dell’iniziativa proprio Sam Raimi, chi insomma aveva scritto e diretto l’originale, scrivendo il proprio nome a caratteri cubitali nella storia del cinema horror.

Perché girare un remake di un film come questo? Un film sostanzialmente perfetto, creatore di una marea di epigoni. Cosa può aggiungere un remake che arriva trentadue anni dopo l’originale? Tanto più che la trama è talmente semplice da prestarsi davvero poco a qualsiasi forma di possibile twist. Raimi, furbo e con l’occhio da talent scout, va a pescare Fede Alvarez, un giovanotto uruguaiano abbastanza intraprendente e talentuoso da rendere un suo cortometraggio, intitolato Ataque De Panico!, un vero e proprio fenomeno virale in rete. Contattato da diversi studios hollywoodiani, il nostro giovane virgulto ha visto aprirsi le porte del successo quando mister Sam Raimi in persona lo ha contattato per assoldarlo nelle fila della sua Ghost House Pictures, col preciso obiettivo di affidargli la regia del remake de La Casa. Roba da far tremare le ginocchia, e allo stesso tempo un pazzesco sogno che s’avvera. Col fido sceneggiatore Rodo SayaguesAlvarezsi è messo in moto per scrivere una sceneggiatura che rendesse sensato riportare nelle sale cinematografiche le sfortunate vicende di cinque ragazzi riunitisi in una casa di montagna. Come porsi nei confronti di un cult di tali dimensioni? E in quale direzione muoversi per non scontentare le legioni di fan ma allo stesso tempo per non annoiarli riproponendo una pedissequa riproduzione di quanto già visto nel 1981 girato con la qualità e le tecniche moderne?

Compito non facile, che i nostri amici uruguaiani hanno affrontato con l’entusiasmo di chi si trova da un giorno all’altro nel paese dei balocchi, con SamRaimi alle spalle e una ventina di milioni di dollari da sfruttare come budget per la realizzazione del film. La prima decisione presa è quella di irrobustire le dinamiche del gruppo, fornendo un background e dando maggior peso alla componente dei rapporti interpersonali e ai demoni che i personaggi si portano dietro. L’obiettivo è quello di rendere più spesso un film che altrimenti rischierebbe di rimanere una festa di sangue fine a sé stessa. Mia, alle prese con un problema di tossicodipendenza, viene portata dagli amici più cari in una baita di montagna dove aveva vissuto con la propria famiglia. Li raggiunge suo fratello David, accompagnato dalla fidanzata. Il ragazzo è accusato dalla sorella di non esserci stato nel momento in cui la madre moriva. Il loro rapporto e il problema della droga saranno al centro della narrazione, costituendo il fondamento nonché l’unico elemento di background introdotto. Gli altri tre personaggi rimarranno costantemente nelle retrovie, con ruoli marginali e con caratterizzazione spicciola se non inesistente.

Debole è la motivazione del voluto isolamento tra i monti: Mia ha bisogno di uscire dal tunnel della droga, e per farlo i suoi amici ritengono opportuno starle vicini facendo in modo che superi le prime difficoltà dovute all’astinenza. Un bel po’ semplicistico e poco credibile, insomma. La sceneggiatura si libera inoltre di tutto ciò che riguarda la modernità in termini di comunicazione, bandendo cellulari e computer, calando il gruppo in una situazione di solitudine insuperabile, rafforzata dal blocco dell’unica strada per lasciare la casa: nell’originale l’ostacolo era il ponte crollato, stavolta è il fiume in piena, ma il risultato non cambia. Il male verrà evocato mediante il libro trovato nella maleodorante cantina, che presenta inquietanti di riti stregoneschi. Tuttavia, si manifesterà in modo meno subdolo: innanzitutto, si perde l’evocativa parte del nastro registrato dallo studioso, qui totalmente eliminata; inoltre, la manifestazione stessa del maligno è meno intensa rispetto a quanto Raimi, con una shakeycam e quattro soldi a disposizione, era stato capace di realizzare, ricreando un senso di autentica impotenza, oltre che di un maligno incalzante.

La tensione stavolta corre su ritmi decisamente blandi, quasi inesistenti, e coma da tradizione contemporanea, si punta molto sui facili spaventi, privilegiando le apparizioni improvvise. Insomma, fin qui il film sembrerebbe perdere sotto tutti i punti di vista rispetto all’originale, e in effetti non sarebbe una conclusione molto distante dalla realtà. L’approfondimento emotivo tentato si risolve in un nulla di fatto, non andando a colmare l’eventuale lacuna dell’originale, efficacissimo pur nella sua semplicità nel delineare i personaggi. L’evocazione dell’entità malefica è molto più sbrigativa e meno incisiva è la sua rappresentazione, aspetto curioso che si scontra con la potentissima non-rappresentazione di Raimi. Eppure, il remake risale la china quando ormai l’impressione è quella di un prodotto confezionato con ottima cura – la resa estetica della fotografia è bellissima – ma privo di reale interesse.

Invece, Alvarez inanella una serie di sequenze splatter gustose e ricchissime del campionario del genere: vomito, sangue a volontà, le ragazze possedute che si affrancano dall’aspetto eccessivo e simile a un pupazzo dell’originale per acquisire fattezze più umane ma solidamente inquietanti, a partire dall’iride gialla per finire con una vena autolesionistica che si sublimerà in una clamorosa scena in cui una delle protagoniste leccherà con forza la lama di un coltello, tagliandosi in due la lingua e pretendendo poi un bacio dalla sua vittima. Splendido. Tra motoseghe, arti mozzati, sparachiodi, coltellate e quantità di sangue importanti, il film sorpassa con agilità ogni necessità di fornire spiegazioni, riservando le prime rivelazioni dell’entità a Mia, la ragazza in astinenza, che può essere dunque facilmente tacciata di allucinazioni. Trotterella violentemente verso un finale che sembra ormai non aver nulla da dire, specie dopo il sacrificio di uno dei personaggi che si libera in qualche modo dai suoi sensi di colpa salvando la persona che più gli sta a cuore. Tutto finito, con un pizzico di sorpresa per l’identità dell’unico superstite e poco altro. Invece no, perché il finale si fregia di una sequenza solida e visionaria con annesso scontro finale, forse un po’ laccato e prevedibile ma dal sicuro impatto.

In un telegramma: La Casa edizione 2013 è inferiore sotto quasi tutti gli aspetti all’originale. È meno inquietante, meno evocativo, meno maligno. Tenta la strada della differenziazione, giusta e coraggiosa, ma fallisce il bersaglio per una scarsa sensibilità nello scrivere i dialoghi e nel delineare personaggi e situazioni. Tuttavia, mette in fila scene splatter realizzate in maniera assai incisiva che coprono di sangue lo spettatore e lo allietano con un finale edulcorato e roboante, con un impatto visivo davvero importante. Basta qualche buona scena splatter a salvarlo dall’anonimato? Decisamente, sia per la qualità delle suddette scene – alcune veramente solidissime e che non mancheranno di strappare un sorrisino compiaciuto anche al più avvezzo al genere – sia perché il coraggio di rileggere un film così importante e radicato nell’immaginario degli horror addicted va premiato. Alvarez, alla sua prima prova sulla lunga durata, dimostra oltre che qualche buona trovata, una gran sicurezza in termini registici, regalando una pellicola di sicuro impatto visivo e girata in ambienti scelti con cura. A questo punto, la saga seguirà due direttrici: la prima prevede un sequel per questo reboot, che sarà ancora diretto da Alvarez; la seconda, targata Raimi, vedrà un seguito diretto de L’Armata Delle Tenebre. Infine, è in cantiere un possibile settimo film che unirà le due vicende. Staremo a vedere.

La casa (2013)
Voto del redattore
7
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