Priest (2011)

Anno di uscita
2011
Titolo originale
Priest
Regia
Scott Stewart
Genere
vampiri, action, post-apocalittico
Cast
Paul Bettany, Cam Gigandet, Maggie Q, Karl Urban
Durata
83'
Paese
USA
Voto
7

Le buone sorprese esistono. E sebbene Priest non si possa certo annoverare nella cerchia dei film imprescindibili, di sicuro si è dimostrato ben più valido rispetto a quelle che erano le mie personali aspettative, che a dirla tutta erano prossime allo zero assoluto. Le cause della mia sfiducia erano essenzialmente due: produzione reclamizzata e cinematografica, quindi tendenzialmente un film per le masse, e soprattutto la regia di Scott Stewart, che solo un anno fa mi aveva regalato un’ora e mezza di noia con il pessimo Legion. Ma com’è giusto che sia, stavolta ha mosso i pasti nella giusta direzione, quel tanto che basta per rendere la formula più interessante.

Ci troviamo sulla Terra, ma non quella che conosciamo. In passato è stata funestata da furibondi scontri tra uomini e vampiri, al termine dei quali le creature della notte sono state sconfitte grazie ad una casta di sacerdoti scelti. Non pensate però che abbiano lottato contro i vampiri con la Bibbia in mano, con le croci o pregando, perché i preti in questione sono in realtà degli straordinari ed addestratissimi combattenti. Ora la situazione sembra tranquilla, gli uomini vivono in giganteschi agglomerati urbani che tanto ricordano la Los Angeles vista in Blade Runner, mentre al di fuori delle città vi è terra brulla e villaggi ormai in buona parte disabitati. In questo scenario, è forte la dominazione della Chiesa, che a mo’ di mantra ricorda ai suoi fedeli che andare contro di essa equivale ad andare contro Dio. E sarà la Chiesa stessa a negare con tutte le sue forze la notizia riguardante il ritorno dei vampiri, scomunicando un prete che afferma di aver notizie certe su un attacco perpetrato dalle sinistre creature. Sarà questo prete, interpretato da Paul Bettany, a guidare un piccolo gruppo sulle tracce della minaccia tornata dal passato, pronto a combattere anche per motivi personali che via via verranno allo scoperto.

L’impianto del film è piuttosto classico, caratterizzato da una netta contrapposizione tra Bene e Male. Tuttavia, stavolta Stewart lo caratterizza in maniera più sfaccettata e ricca, oltre a riuscire a far parteggiare lo spettatore in maniera netta, cosa che ad esempio non avveniva minimamente in Legion a causa di una partecipazione emotiva prossima allo zero assoluto. L’ambientazione è curata, uno scenario che miscela elementi post-apocalittici, classica fantascienza, robuste dosi di action e, udite udite, western. E’ proprio quest’ultimo elemento, a parere di chi scrive, uno dei punti di maggior forza di Priest: in particolare, ho apprezzato parecchio l’arrivo del gruppo di combattenti in un villaggio nel quale vi è una folla riunita in piazza, intenta ad ascoltare un uomo che descrive le minacciose creature che assalgono gli uomini uccidendoli brutalmente e proponendo come rimedio una sorta di pozione che, naturalmente, è pronto a vendere per aiutarli. Una rievocazione in puro stile western dei fantasiosi venditori dei prodotti più bizzarri.

La caratterizzazione dei vampiri ricorda in parte i crawlers di The Descent – Discesa Nelle Tenebre, recentemente trattato proprio su queste pagine: esseri grigi, quasi sempre rannicchiati, viscidi e privi di sembianze facciali ben definite. Dal punto di vista tecnico e realizzativo la pellicola si difende bene, non brillando particolarmente nella recitazione ma mantenendo uno standard minimo accettabile. La sceneggiatura utilizza parecchi elementi molto classici e non fa nulla per sorprendere, ragion per cui è bene specificare che i grandi film e gli spartiacque sono da tutt’altra parte, ma nel novero dei prodotti “commerciali” Priest riesce a meritarsi delle lodi per via delle chicche di cui è disseminato, come il già citato flavour western, le buone fasi action e la sequenza della confessione, particolarmente gustosa ed ironica. Insomma, una serata al cinema la merita, evitando accuratamente il 3D, applicato in post-produzione e particolarmente inutile.

Priest (2011)
Voto del redattore
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