Wrath of the crows (2013)

Anno di uscita
2013
Titolo originale
Wrath of the crows
Regia
Ivan Zuccon
Genere
soprannaturale, torture porn
Cast
Tiffany Shepis, Debbie Rochon, Tara Cardinal, Domiziano Arcangeli
Durata
86'
Paese
Italia
Voto
7

Ivan Zuccon, per chi ci segue, non è un nome nuovo: attivo da oltre un decennio, è uno di quei rari esempi contemporanei di regista di genere purosangue, fedele alla linea ed all’amore per l’horror. Ciò porta inevitabilmente a scontrarsi con le regole del mercato di questi anni e con la scarsa, se non nulla, ricettività da parte degli operatori nostrani del settore. Eppure, a dispetto delle difficoltà, il nostro Ivan raggiunge con Wrath Of The Crows l’invidiabile traguardo del settimo sigillo. E se si pensa da dove eravamo partiti (L’Altrove) è davvero affascinante ed incoraggiante constatare dove siamo arrivati.

Wrath Of The Crows, già proiettato nel corso del 2013 negli Stati Uniti e in qualche festival italiano, prende il via all’interno di una prigione sporca e con celle anguste. Il luogo appare fuori dal tempo, difficile dargli una collocazione spazio-temporale in quanto è l’ambientazione unica della vicenda e gli interni non forniscono elementi per dare valutazioni di questo genere, probabilmente per una scelta precisa.

All’interno del carcere vige un regime di terrore causato dalle guardie, autentici aguzzini violenti e privi di alcun riguardo. I prigionieri non ricordano quando e come sono giunti lì e in che circostanze, ma tutti hanno ben chiaro il ricordo di quali azioni avessero compiuto per meritare la loro punizione. Si tratta infatti di individui macchiatisi di crimini disumani e terribili: abbiamo un maniaco sessuale che sgozzava le proprie vittime, una mamma che ha ucciso le figlie, un assassino di preti capaci di compiere miracoli, e via dicendo con un bel campionario di atrocità che ci vengono raccontate attraverso dei morbosi flashback.

Nel carcere vige la legge dettata dal Giudice, un misterioso personaggio che nessuno ha mai visto ma che sembra essere temuto sia dai prigionieri che dalle guardie. E’ lui infatti a decidere le sorti dei prigionieri, comunicando il verdetto per mezzo di un fazzoletto legato alla sbarra della cella dell’interessato: fazzoletto bianco significa libertà, al prezzo di un sacrificio; fazzoletto rosso significa pena di morte; fazzoletto nero significa ergastolo.

La squallida routine carceraria viene sconquassata dall’arrivo di una donna che indossa un mantello formato da piume di corvo. La donna è affascinante e seducente, e sin dalle prime battute provoca profondi turbamenti sessuali negli uomini presenti, oltre ad attirarsi addosso l’odio della sua vicina di cella. Sembra inoltre immune ai “trattamenti” delle guardie, come se fosse al di sopra delle parti e delle leggi. Dimostra presto di essere dotata di poteri soprannaturali e di essere in grado di disporre delle menti altrui a proprio piacimento.

Interessante nelle prime battute, lento nella fase centrale e un po’ caotico nel finale, denso di carne al fuoco e con qualche spiegazione sparsa, Wrath Of The Crows riesce nella non semplice impresa di creare tanto con poco, e di farlo bene: il film è girato per intero in un unico spazio, spoglio e scevro di dettagli ornamentali di sorta, è minimalista ma esteticamente valido, con immagini dense di bianchi e neri pastosi e carichi. La cura la si percepisce anche nella ricerca delle inquadrature e nell’estetica, in quello che si presenta come un prodotto professionale e pronto per una distribuzione ben più larga di quella avuta finora.

Da metà film in poi si inizia a cogliere l’autentica natura del luogo che, senza rivelare troppo, è in realtà un gioco di specchi di qualcosa di ben più grande, un luogo dove i prigionieri stanno espiando le proprie colpe e sono nelle mani di forze superiori e, nel finale, anche contrastanti. Il ciclo è infinito, ed il finale è lì a dimostrarlo. Efficaci alcune scelte di rappresentazione corpo/anima, così come gli effetti speciali, tutti di buona fattura. Menzione d’onore, per ciò che concerne il cast, per Emanuele Cerman, fantastico nelle vesti del folle freak Spoon, e per Tiffany Shepis, dotata di una sensualità innata e provocante oltremisura in ogni singola inquadratura che la vede protagonista.

La mano di Zuccon è salda e si avvale di una sceneggiatura sviluppata in collaborazione con Gerardo Di Filippo, che finisce per essere più cervellotica del necessario e che regala una chiusura un po’ veloce. L’ultimo quarto d’ora, caratterizzato dalle rivelazioni che lo spettatore può cogliere dalla conversazione tra il Giudice e la donna con la mantella di penne di corvo, rincorre un concetto e gli gira intorno senza dare mai l’impressione di coglierlo appieno, appoggiandosi poi ad un sottofinale superfluo. Nel complesso, però, ci troviamo di fronte un titolo indipendente originale e ben confezionato, che racchiude in sé una lettura interessante del tema della colpa e del castigo. E’ giusto sottolineare quanto sia stato difficile inquadrarlo all’interno di una categoria, un sottogenere o un tema, in quanto sfugge alle definizioni: si è optato per torture porn (per via dei maltrattamenti operati dalle guardie) e per soprannaturale, che ne sottolinea appunto la natura di carattere ultraterreno e paranormale, ma nessuna etichetta si adatta in maniera assoluta al prodotto, che gode di una identità fortemente personale. Lodevole, inoltre, la volontà di far guidare la storia dai personaggi e dal loro sviluppo, e non viceversa.

Nota: il film è in uscita negli USA il 17 Giugno, nel Regno Unito il 14 Luglio e in Australia il 22 Luglio. Inoltre uscirà nei cinema italiani doppiato in italiano a partire dal 31 ottobre con tanto di première e festa di Halloween in costume.

Wrath of the crows (2013)
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