Le correzioni - Jonathan Franzen
Le correzioni - Jonathan Franzen

Le correzioni – Jonathan Franzen

Ultimo aggiornamento:
Le correzioni
Anno di uscita
2001
Titolo originale
The corrections
Autore
Jonathan Franzen
Genere
drammatico, postmoderno
Casa editrice
Einaudi
Pagine
599
Paese
USA
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Il terzo romanzo di Jonathan FranzenLe Correzioni, vinse il National Book Award e una serie di altri premi. Mi sono avvicinato a questo libro e al suo autore per vie traverse. Dopo aver letto alcuni scambi epistolari tra Franzen e David Foster Wallace e dopo aver fallito nel tentativo di leggere Infinite Jest (ho in mente di riprovarci), ho provato a passare sull’altro versante del post-modernismo. Quello di Franzen, infatti, si applica all’ambito familiare, mantenendo alcuni aspetti linguistici della poetica post-moderna.

Le Correzioni racconta la storia di una famiglia del Midwest americano, la famiglia Lambert. Una famiglia comune che finisce per rappresentare una qualsiasi famiglia, anche la nostra. La narrazione prende il via nel presente e scava nel passato di ogni membro dei Lambert, analizzando il percorso formativo e le interazioni con gli altri membri del quadretto familiare.

In particolare rilievo è posto il rapporto tra i genitori, Enid e Alfred, e la relazione tra i figli e i genitori. Un po’ più accennati, invece, sono i legami tra i tre fratelli Gary, Chip e Denise. La struttura del libro è studiata per dedicare uno spazio più o meno simile a ogni personaggio. Quello che funziona di più è il padre, affetto dal morbo di Parkinson e dall’inizio di una demenza senile, che vivrà i momenti più surreali e divertenti del romanzo.

È proprio la figura paterna a ergersi come dominante in questa vicenda, condizionando tutti gli altri. Franzen analizza con una minuzia estrema e con una capacità analitica non comune ogni elemento, ogni avvenimento che ha portato i personaggi nella loro attuale condizione. Nel farlo dimostra tutta la sua abilità di narratore e di osservatore, cosa che gli va riconosciuta, ma non tutto luccica. È una tempesta di parole che si espande per circa seicento pagine inanellando descrizioni ed eventi secondari e finendo per perdere il focus e l’attenzione del lettore. O, quantomeno, la mia.

Alla fine, ciò che resta è la consapevolezza di aver letto un autore capace ma che ha la tendenza a caricare troppo. Per intere pagine mi è capitato di staccare il cervello e di procedere col pilota automatico, non trovando un solo elemento realmente interessante o utile alla storia. E questo è l’aspetto che, giunto in fondo a questo commento, mi fa concludere che non si tratti della mia tazza di tè.

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