Black death (2010)

Anno di uscita
2010
Titolo originale
Black death
Regia
Christopher Smith
Genere
stregoneria
Cast
Sean Bean, Eddie Redmayne, Carice van Houten, John Lynch
Durata
97'
Paese
Regno Unito/Germania
Voto
6.5

Christopher Smith lo conoscevo per il suo Severance, sorta di incrocio tra grottesco e slasher tutto sommato godibile ed abbastanza riuscito. Tuttavia, la ragione per la quale attendevo il suo nuovo lavoro non era certo la reputazione che si era costruito ai miei occhi con quel film, ma piuttosto il tema e l’ambientazione di questa nuova pellicola, che trovavo assai adatte ad un horror originale e curato.

Inedito in Italia (aggiornamento: il film è uscito direttamente in dvd il 13 aprile 2011), Black Death è ambientato nell’Inghilterra del 1348, in piena peste nera, quella che nel giro di cinque anni, a cavallo tra il 1347 ed il 1352, uccise circa un terzo della popolazione europea. La ricreazione storica di luoghi, edifici, villaggi ed abbigliamento sembra fin da subito di buon livello, ed a dominare sono le scale di grigio, a sottolineare le atmosfere di una vicenda che non può che essere greve, dolorosa, priva di speranza e futuro. A convincere poco sono invece il linguaggio ed i modi dei personaggi, poco coerenti rispetto alla loro epoca, ma su questo aspetto si può soprassedere senza timore.

Sorprende da subito il fatto che Black Death possa essere inserito nel filone dei film storici per livello di cura e dettaglio: certo, la narrazione rimane distante dal toccare a fondo il fenomeno della peste, ancorandosi piuttosto alle vicende dei protagonisti, ma Christopher Smith decide saggiamente di calare lo spettatore sin da subito nell’atmosfera, cercando di far respirare il terrore e la disperazione serpeggianti, ed offrendo qualche panoramica della morte e della precisa sensazione che nessuna via di scampo fosse presente.

Il novizio Osmund, che intrattiene una relazione segreta con una donna, si offre volontario per accompagnare dei mercenari guidati da Ulric, il cui compito è, ufficialmente, quello di verificare per conto del vescovo ciò che sta accadendo in un villaggio, in cui sembra non essere arrivato il morbo della peste a causa della stregoneria. In realtà, l’inganno è bilaterale: Osmund vuole accompagnarli solo per poter incontrare nella foresta la sua donna, rifugiatasi lì per evitare il contagio, mentre Ulric ed i suoi mercenari si stanno recando in quel villaggio perché si dice che si pratichi negromanzia e che si riportino i morti in vita per mezzo del demonio.

Lo scontro, a questo punto, appare quello classico tra fedi contrapposte, una canonica, il cristianesimo, ed una ribelle, col rifiuto totale del Dio dei cristiani e della trinità sacra. Tuttavia non mancherà qualche risvolto di diversa natura, a partire dall’attaccamento o meno alla fede dimostrato da alcuni elementi in situazioni estreme, all’enfasi data all’amore sofferto e dal tragico epilogo. Eppure, in tutto ciò, che ha più di drammatico e storico che di horror, riesce a far capolino qualche scena di tortura medievale e quel tocco di sovrannaturale che poteva inabissare il film, facendolo diventare un teatrino del già visto, e che invece viene usato con tale parsimonia da sembrare fin troppo misero.

Con Black Death ci troviamo di fronte ad un giallo medievale che, senza bisogno di scomodare Il Nome Della Rosa, richiama alla mente certe atmosfere respirate nei romanzi di Valerio Evangelisti che vedono come protagonista l’inquisitore Nicolas Eymerich: oscuri poteri maligni, religione, tortura, determinazione e fato fanno sì che la trama di Black Death rimandi proprio alle sinistre indagini del frate domenicano.

C’è da ammettere che la parte ambientata nel villaggio misterioso risulta essere molto più debole rispetto alla prima metà del film, quella durante la quale viene costruita con ottima sapienza la tensione e la curiosità dello spettatore, cui viene fatto presagire un qualcosa di molto oscuro e spaventoso che sta avvenendo al di là della palude, ed invece alla fine della fiera si rimane delusi dal constatare che ben poco c’è di macabro e misterioso. E così, con qualche cliché ed una trama via via sempre più debole, la qualità dell’intera pellicola finisce per risentire parecchio di un punto di trama non soddisfacente, presentato in maniera molto buona ma che non rispetta le aspettative create.

I passi in avanti mostrati da Smith ci sono e sono interessanti, in particolare sul taglio dell’opera e sulla cura, però rimane ancora qualche difetto da limare per far sì che il regista possa davvero ritenersi di interesse nel panorama horror. Stavolta, con un film che lambisce appena il territorio orrorifico, arriva ad una piena sufficienza per via di un buon lavoro di cesello, realizzato per giunta con poco sangue, lasciando sempre fuori campo uccisioni e scene cruente, ma rimane la sensazione che la portata avesse le potenzialità per essere ben più gustosa ed invitante.

Black death (2010)
Voto del redattore
6.5
Voto dei lettori0
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6.5
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